Mi sveglio. Cioè, non mi sveglio, ma sogno di svegliarmi. Anzi, è un sogno realistico, quindi dovrei svegliarmi e basta. Ehi, al diavolo. Mi alzo e sono vestito solo di un costume da bagno, di quelli lunghi fino al di sotto delle ginocchia; quelli che insomma dettano stile in spiaggia. Ma chi cazzo ci va in spiaggia? Vabbè, se un giorno decidessi di andarci, mi presenterei così. Il vento soffia leggero, la sabbia mi punge le caviglie, e altri effetti pseudo-poetici alla Federico Moccia. C’è una luce forte, abbagliante, ma non vi è presenza di stelle luminose o roba simile. Penso di trovarmi in un luogo sconosciuto. Anzi, dovrei esserci. Un uomo sulla trentina, con la barba e i capelli lunghi (molto indie-rock alternativo), mi si avvicina come fare missionario. Si china verso di me, e inizia a lavarmi i piedi con dell’acqua, che prende da non so dove.
“Che cazzo fai?”
“Ti lavo i piedi, perché devi essere mondo, nel momento della profezia”.
“Di che profezia parli?”
“Guarda, non lo so. Però suona molto epico”
“Insomma, che cosa sei, il salvatore dell’umanità?”
“Tu lo hai detto.”
“No, io ho solo chiesto.”
“Ah, in tal caso non lo so.”
“Dimmi piuttosto dove mi trovo e cosa faccio qui. E a cosa mi serve un costume da bagno qui nel deserto.”
“Bello il costume, detta stile. Seguimi, prendiamo la metropolitana.”
L’uomo barbuto così mi indica la strada, fino ad arrivare a una vera e propria fermata della metropolitana. Saliamo, e prendiamo posto. Una anziana signora è seduta accanto a un giovane dall’accento tunisino, che la osservava attentamente dalla testa ai piedi. La signora se ne accorge, e stringe la borsa sul suo petto. Finisce che la signora si fa ingroppare dal tunisino.
Giunti a destinazione, ci troviamo di fronte a un cancello dorato, di quelli che mostrano in televisione quando illustrano il paradiso. Il mio amico barbone ci infila un dito, ruota la mano fino a perdere l’indice, appunto. Con un accendino, una benda, e un frammento di vetro riesce a effettuare una medicazione a dir poco assurda. Il vetro usato, lo modella poi con l’accendino; prende due formiche che passavano lì per caso, e le fa accoppiare forzatamente. Le rinchiude così nella cupola di vetro che aveva appena creato.
“Perché?”
“Non lo so, dovevo farlo.”
“Eh, dove c’è scritto?”
“Nelle regole del gioco.”
“Ma che stronzata è?”
“Ehi, non lo so. Io rispetto le regole del padre mio.”
Aperto tal cancello a furia di calci e maledizioni di vario genere, entriamo in una città surreale, di quelle che si vedono nei film di fantascienza. Insomma, navicelle spaziali, case a forma di cupole e pinguini che volano. Su uno di questi pinguini, la vecchietta e il tunisino ci davano ancora dentro.
“Come vi divertite da queste parti?”
“Ci divertiamo coi pinguini.”
“Ah, quanto frequentemente?”
“Io mai.”
“Ma non eri il salvatore dell’umanità, che sparge amore dovunque?”
“Io veramente non posso. E’ scritto.”
“Ma che salvatore dell’umanità sei?”
Ovviamente non risponde, e andiamo per la nostra strada. Subito dopo però, vedo dodici ragazzi in un campo di calcetto. Alla vista del mio barbuto amico, si chinano, e uno alla volta gli baciano l’alluce. La barba può fare questo e altro, sta scritto. La sua falsa modestia mi turba; con un coltello arrugginito, squarto il barbone, che non esita per nulla. Tanto lo dice nuovamente, che sta scritto.
Mi allontano, e mi metto in fila. Non so dove, ma mi metto in fila.
“Sai, sei invecchiata.”
“Sempre il solito.”
“Che ho fatto di male, di nuovo? Ma certo che sei un casino.”
“Mi avevi promesso che non mi avresti lasciata mai.”
“Non ti avevo promesso niente, io mantengo sempre le mie promesse. Piuttosto, avevo detto che ci avrei provato.”
“Tu mi hai presa in giro fin dall’inizio. Sei solo un gran cialtrone.”
“Ti prego, sii più precisa. Non sono un gran cialtrone, sono un gran oratore. Non dare tutto per scontato, non è giusto.”
“Non dirmi quello che devo fare, mi sono stancata delle tue manie di protagonismo.”
“Io non do ordini, do solo consigli. Solo che metto le persone alle strette, in modo tale che i miei consigli diventino ordini morali. Sai, sono un gran oratore.”
“Sei il solito cialtrone.”
“Che noia queste ragazze di oggi. Ma dopotutto, è colpa di Federico Moccia. Lui sì che è un vero scrittore.”
“Federico Moccia? E chi è?”
“Non lo so sinceramente, né ne ho mai sentito parlare. Però fa schifo.”
“Sono d’accordo.”
“Bene, che ne dici se andiamo a divertirci in quella casa abbandonata?”
“Io non sono tipa, ho bisogno dell’amore vero.”
“Scusami, dimenticavo. Io ti amo, sei la mia vita, forever.”
Detto ciò, mi saltò addosso.
Stavolta mi sveglio veramente. Penso a come la mia vita possa avere un senso, se un giorno mi reincarnassi nel corpo di un dio dell’Olimpo. Sarei il dio di…non so cosa. Ecco, sarei il dio di tutto ciò che è indeterminato. Che detto così, non vuol dire un emerito becco di pinguino. Io penso che molto presto, scoppiamo tutti in aria. Anzi, troppo tardi perché io ne possa subire le conseguenze. Quindi chi se ne fotte. Esco di casa con del rum in mano. Prendo la bici, pronto per passeggiare senza curarmi della strada, a mio solito. A volte abbiamo bisogno di andare da qualche parte, anche se non sappiamo dove. Però ne abbiamo bisogno; ci sentiamo appagati senza sapere di che cosa, stanchi per non aver combinato nulla. Ma devo spalare così tanta merda dalla mia vita, che è meglio non farlo, perché ci impiegherei troppo tempo. Piuttosto mi dedico a trovare un luogo in cui poterne creare altra, di merda. Non ho argomenti di cui parlare, eppure mi dedico alla parola: forse aveva ragione qualcuno che diceva di non capirmi per niente. Anzi, non me l’ha mai detto nessuno.
Trovo comunque un certo appagamento nel girare tutto solo tra le campagne abbandonate al loro destino. Quando mi sento solo ho il piacere di fare quello che voglio, e con questo intendo pisciare senza chiudere la porta del bagno. Proteggo le persone a cui voglio bene, e lascio me stesso marcire sotto un ponte. Ma a me piace così, e così piaceva a quell'uomo trentenne con la barba, che diceva di conoscere il mondo senza averlo mai provato. Per voi amanti di Moccia : chi promette a vita è un bugiardo; è sincero solo chi promette di provarci. Ma sono proprio un venduto.
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