Immobile, la testa rivolta allo schermo dove vedeva pulsare il cuore della creatura che aveva in grembo, Gea rivolgeva sporadiche domande al dottor Mouse. Il dottore rispondeva a voce bassa, tremante, per paura d'esser sorpreso nello svolgere un accertamento non autorizzato dalla legge.
Dopo una visita meticolosa, con le lacrime agli occhi di chi sta considerando l'opzione di abbandonare il camice per la vanga, il dottor Mouse disse a Gea di rivestirsi.
Gea notò la disperazione negli occhi dell'uomo e ne sorrise con l'aria di chi compiange e in parte deride la superficialità dei tre quarti della stirpe umana.
“Quindi il piccino sta bene, nascerà sano, vero?”
Gea fece la domanda come per aver conferma di qualcosa di cui era già intimamente certissima. In effetti non era stata lei a volere la visita, ma il suo futuro sposo, inesperto in campo di paternità.
Il dottor Mouse era stravolto e riuscì a rispondere solo grazie a una manciata di parole recuperate a casaccio dal dizionario, per di più balbettando.
“Io...io non sono ben sicuro, io non so darle una risposta...Lei non capisce...Tutto ciò è assurdo...”
“Come? Ci sono problemi? Oppure è preoccupato per aver effettuato la visita? Sa bene che io non parlerò con nessuno e non corre pericoli”
“No, ma no...Si, insomma, lei sa bene che io sono un medico del lavoro e quindi non avrei potuto farle questa ecografia; è stato solo grazie all'insistenza del suo compagno se siamo arrivati a questo punto. D'altra parte, Huang mi ha salvato dalle richieste asfissianti di Rebag, ed io gli devo gratitudine eterna, per avermi liberato da quel truffatore. Ma veda, il problema reale non è questo. Io sono davanti ad un assurdità, sulla quale non posso pronunciarmi. Il fatto è che...che io...che lei aspetta, si insomma...un coniglio!”
Gea lo guardò sorridente, al solito e si trattenne a stento dallo scoppiare in una risata fragorosa, davanti a quel suo povero sguardo da inebetito.
“Dottore, nulla di assurdo. Io già sapevo di aspettare un coniglio!”
“...Come?”
“Si, veda, so che non è scientifico, ma io ne ho la certezza tramite il sogno”
Il dottor Mouse era sull'orlo del precipizio e stava per sviluppare repentinamente una rara sindrome, in cui a stati di malessere psichico si assommano malattie opportunistiche di ogni genere e specie, scaturite dalla presa di coscienza di aver buttato la vita al cosiddetto cesso. Combattendo fra il desiderio di abbandonarsi alla suddetta sindrome, (comprendente in formato all inclusive crisi di panico, paraplegia, ictus, gonorrea, epilessia, cancrena generale del corpo, vomito a schizzo, perdita degli arti superiori, caduta degli occhi dalle orbite, nonché idrofobia) e la volontà di resistere fino alla fine della visita (non si sarebbe mai potuto perdonare di esser diventato da medico, paziente) radunò tutte le sue forze, finse la compostezza e disse:
“Bene, benissimo...molto bene, allora! Lei lo sapeva?! Benissimo! Dunque e allora, allora, felicitazioni, ecco, lei aspetta un bel coniglietto! E' felice? E...eh...e certo, si che è felice! Ah, uhm, però, signorina, io, io mi rendo conto che per la sua situazione lei puntava molto su di me, non potendo rivolgersi ad altri medici in paese, ma purtroppo io non posso dirle nulla di specifico, poiché ehm, oh, ehm, io vede, io, io non sono un veterinario!”
“Certo dottore” Gea rispose “Lei è stato fin troppo gentile con me, io capisco perfettamente; ma se solo potesse dirmi se ha riscontrato delle anomalie, vede, io mi sentirei più tranquilla”
“No, mi è sembrato ecco, che fosse un coniglio perfetto, insomma...”
“Ne sono felice, dottore”
In seguito giunse un momento di silenzio, il dottor Mouse era evidentemente provato dalla situazione e cercò nelle carte sulla scrivania un diversivo agli occhi di quella donna che sedeva sul lettino del suo piccolo studio. Gea comprese il suo stato d'animo, ma non lo approvò. Si rivestì in silenzio, in seguito ringraziò il dottore, che ora era seduto alla scrivania con la testa fra le mani e tratteneva con le ultime forze che gli erano rimaste dei lacrimoni pesanti all'incirca venticinque chili: cominciava a pensare che sarebbe stato meglio continuare ad essere perseguitato da Rebag (il frodatore del paese, che dispensava limoni affettati con la scusa che fossero regali, per poi esigere ampolle e ampolle di pianto in compenso, che accumulava per poter risolvere a modo suo il problema della cattiva distribuzione idrica in Africa, continente a lui del tutto ignoto, ma dal quale provenivano i suoi nonni), piuttosto che subire una tale poderosa mazzata.
Pertanto rispose con un confuso e arrabbiatissimo “arrivederci”.
Gea, uscita dallo studio, trovò Huang, il suo futuro sposo, ad aspettarla.
Huang era un uomo dalle spiccate capacità cerebrali, con una storia personale alquanto sorprendente. Era vissuto secoli addietro sotto una delle importanti dinastie cinesi d'altri tempi, riscuotendo enorme fama e successo di pubblico come giocatore di Go. Pertanto si era guadagnato un posto come ospite fisso in un talk show, ove un giorno fu introdotto un lungimirante scienziato, inventore di un prototipo ben funzionante di macchina del tempo. Huang volle provarla, offrendosi per viaggiare nel futuro, avanti di circa quattro secoli e, resosi conto che nel XXI secolo esistevano talk shows molto più interessanti di quelli del suo tempo, decise che lo scienziato che gli aveva squarciato il velame del futuro avrebbe dovuto ibernarlo e lasciare disposizioni affinché fosse scongelato dopo quattro secoli. L'ibernazione andò felicemente in porto e fu così che nel XXI secolo il mondo si ritrovò un giocatore ultracentenario di Go e nessuna macchina del tempo, dato che il prototipo ben funzionante fu distrutto in una puntata del talk show seguente il primo esperimento da un'orda di tartari ubriachi, che, inoltre, trucidarono l'inventore.
Ma torniamo ai nostri amanti, che potrebbero stancarsi di questo flashback, dato che nella sala d'aspetto di Mouse non ci sono sedie.
“Amore” disse Gea “non speravo di trovarti qui...Sai che è rischioso!”
“Si...ma dimmi tutto”
Gea lo guardò con un'occhiata profonda e preoccupata, ma poi si rilassò, considerando le qualità del suo uomo.
“E' sano, nascerà bene, me lo sento”
Gea aveva già informato Huang del fatto che il loro concepito era un coniglio e Huang, uomo dalle vedute più che ampie, non aveva battuto ciglio alla notizia; piuttosto, aveva riesumato il suo antico (in termini metaforici e fisici, nel caso suo) interesse per la scienza, abbonandosi a cinque riviste biomediche e scientifiche, per capirci qualcosa di trasmissione dei caratteri ereditari. Ma non aveva battuto ciglio.
Gli innamorati si avviarono in silenzio all'uscita della centrale idroelettrica, dove Gea aveva effettuato la visita. Era qui che Huang lavorava.
Huang infatti, giunto nel XXI secolo, capì che come prima cosa avrebbe dovuto cercarsi un lavoro, non potendo ancora giocare a Go, per una questione di rispetto nei confronti dei giovani giocatori; e non volendo partecipare a talk shows, dove sentiva che sarebbe stato trattato come una sorta di cavia da laboratorio. Si mise quindi in viaggio, per esplorare questo mondo nuovo, alla ricerca di un lavoro, alla ricerca di qualcosa che lo colpisse tanto da indurlo a fermare il suo cammino. Viaggiò molto e un giorno di primavera giunse in Bretagna, a Saint Malo, ove si imbatté in una creatura tanto misteriosa quanto bella e perfetta: Gea. Costei portava in sé un fascino fatale, scandalosamente fuori dal comune; naturale, semplice, eppure estremamente complessa. Dolce, buona, eppure così forte e selvaggia. Huang non dubitò neppure per un secondo che sarebbe stata la donna della sua vita. Pertanto, per essere alla sua altezza, seguì un corso di aggiornamento sul “Funzionamento del mondo nel XXI secolo”, indirizzatovi da Rebag, il ladrone di lacrime, e apprese da Gea le lezioni di vita ed amore che ella gli impartiva giorno dopo giorno. Anche Gea, infatti, aveva subito scoperto in Huang qualcosa di straordinario e finì per perdersi nei suoi occhi a mandorla, amandolo in ogni molecola che lo componeva e che espirava, affascinata dalla sua storia personale, colpita dalla sua intelligenza assolutamente superiore, rapita dall'esotismo dei suoi tratti orientali e dai suoi modi eleganti, che molto avevano conservato dell'ambiente imperiale frequentato un tempo.
Quando fu pronto per essere presentato al mondo esterno, Huang chiese alla famiglia di Gea la mano della bellissima ragazza, ma non riscosse successo.
La famiglia di Gea, infatti, era costituita da persone molto conservatrici, che non vedevano di buon occhio gli immigrati. Per rendere una vaga idea possiamo riferire che il nonno di Gea, si faceva chiamare dagli amici bretoni “Humbert Bossì”.
Nonostante la ferma opposizione della famiglia, Gea non volle privarsi del solo motivo di felicità che la vita le avesse fino ad allora offerto e fu così che lasciò la casa, per convivere con Huang. Egli, intanto, aveva ottenuto un posto di lavoro presso la centrale di Saint Malo, che illumina il paese con l'energia mareomotrice.
Ma i loro problemi non si risolsero con la semplice fuga di Gea da casa; infatti la famiglia di lei costituiva la stirpe di medici dominante nella cittadina e quindi lei non avrebbe potuto recarsi da nessun altro, a parte il medico competente della centrale, per effettuare gli accertamenti sulla salute della sua creaturina, a cui Huang teneva tanto.
Usciti dalla centrale, i due amanti si diressero verso la cappella della centrale stessa, ove avevano deciso di sposarsi di giovedì, lontani dagli occhi di tutti. La centrale, infatti, aveva una cappella, quasi sempre deserta, per gli operai credenti; il datore di lavoro, molto premuroso, non voleva infatti che i suoi operai si spostassero lontano dalla centrale nelle ore non lavorative, per evitare che incorressero nei pericoli dello stress e del mondo esterno. Insomma, la centrale funzionava come una specie di RUI per studenti cattolici. Era proprio un brav'uomo, il datore di lavoro. Non poteva soffrire l'idea che i suoi amati operai, pagati col baratto e con i buoni pasto per la mensa della centrale, incorressero nella stressante vita esterna al luogo di lavoro, ove erano stati trasportati da paesi non ben specificati, con bende sugli occhi, ben stipati in celle frigorifere, per evitare il caldo. Huang era l'unico ad esservi arrivato con le sue gambe e perciò il datore di lavoro continuava a guardarlo con aria circospetta e minacciosa, come si fa con qualcuno che si sospetta essere una spia.
Camminando verso la cappella, Huang si domandava ancora cosa contenesse esattamente il suo DNA, dopo quattro secoli di ibernazione, per aver generato un coniglio. Quel che Huang non sapeva, e che sapeva solo Gea, è che ella aveva già ingenerato più volte creature non umane, con gravidanze spontanee, in una partenogenesi del tutto naturale, dato che si trattava di “figli della terra”.
Gea invece si chiedeva come mai stavolta filava tutto così liscio: le altre gravidanze avevano sempre avuto esito infausto. Giunse alla conclusione che la Terra, seppure ha una sua forza innata di vita e di generazione, può dare il meglio di sé solo quando è colonizzata dal seme dell'Amore, unico, vero motore della vita. Gea aveva conosciuto qualcosa di completamente nuovo, che stavolta la aiutava a generare un figlio sano: era l'Amore per il suo Huang.
I due amanti camminavano in silenzio, lanciandosi rapide e tenere occhiate e sorrisi di complicità, del tutto assorti nella loro solitaria felicità.
Il prete era già lì ad attenderli, con quel sorriso bianco e luminoso, che spiccava gioioso nel suo bel viso scuro. Egli infatti era un lontano cugino afro-bretone di Rebag, il venditore di limone affettato. Li accolse a braccia aperte e cominciò il rito sacro.
Alla fatidica frase “Chi è a conoscenza di qualche impedimento per cui quest'uomo e questa donna non dovrebbero unirsi in matrimonio parli ora o taccia per sempre” (che in quel contesto desolato, con i soli sposi, il prete afro-bretone e due testimoni assunti a pagamento su ebay, suonava piuttosto fasulla) all'improvviso tuonò una voce:
“Fermi tutti!”
Al che il prete pensò: “Eccoci di nuovo, è la terza rapina alla cappella in un mese...Bruceranno tutti all'inferno, miserabili blasfemi, eresiaci, tamarri, berlusconiani, zoticoni, figli di Giuda e Caino nonché di Mastella...”
Ma dovette ricredersi subito, perché in effetti a parlare era stato il padre di Gea, che capitanava una piccola folla di persone trafelate, i familiari di Gea, che avevano avuto una soffiata da Rebag, in cambio di un po' di lacrime, riguardo al matrimonio. Rebag in effetti voleva un'ampolla di lacrime a testa, ma fece lo sconto quando qualcuno gli disse che assomigliava tanto a un defunto cantautore italiano; sentendosi elogiato, da grande amante dell'Italia, per la sua stretta vicinanza all'Africa (e anche per alcune altre somiglianze fra il Belpaese e il Vecchissimo Continente, che non ci soffermiamo a discutere), procedette all'abbassamento della tariffa.
Dunque la famiglia era lì, riunita. Istanti di silenzio gelido pervasero la cappella; l'aria divenne densa e opprimente, finché la madre di Gea, prorompendo in un pianto disperato disse:
“Figlia mia, perdonaci! Non avremmo mai voluto allontanarti così tanto da noi...il tuo matrimonio, la tua felicità, la tua vita: noi vogliamo esserne parte! Ho riflettuto tanto e ho scritto anche molte lettere alla rubrica di “Mamma Agnese” - la rubrica per mamme affrante del settimanale di gossip che mi piace tanto! - e infine ho capito di aver sbagliato: “Mamma Agnese” quindi mi ha consigliato di venire da te e chiederti scusa, a nome di tutti noi! E ora eccomi, eccoci, Gea...Perdono!” In questa partì un famigerato tormentone italiano di Caterina Caselli (suggerito da Rebag, filoitalico, abbiamo visto) e la famiglia si sciolse in lacrime disperate.
Gea e Huang, ormai senza parole, si guardarono afflitti per la demenzialità della situazione e pensarono che l'unica cosa da farsi sarebbe stata accettare le scuse di buon grado, facendo finta di essere commossi, per continuare il rito.
Dopo interminabili abbracci di riconciliazione, i due innamorati si rivolsero al prete, un po' seccato, e ripresero la celebrazione da dove era finita, concludendola con un bacio che avevano desiderato darsi per tanto tempo.
A rito ultimato, la mamma di Gea trascinò tutti ad un buffet improvvisato negli ultimi trenta minuti, mostrando abnormi capacità organizzative, nonostante i suoi evidenti problemi con l' IQ. Fu così che la famiglia festeggiò un matrimonio che fino a pochi istanti prima non s'aveva da fare, ma di ciò il prete fu molto entusiasta, potendo sfamarsi dopo un mese di carestia dovuta alle rapine; e anche Rebag fu felice, dato che raccolse un po' di lacrime extra dagli invitati dell'ultimo momento e anche dagli imbucati.
A sera, liberatisi dal manipolo di parenti e amici che non avrebbero voluto intorno, i nostri sposini, stanchi, ma per nulla scalfiti nella loro sacra felicità, tornarono a casa, la casa poco distante dalla centrale che Huang aveva comperato su suggerimento del datore di lavoro.
Dopo pochi minuti dall'arrivo, finalmente uniti per sempre, si stesero a letto, spensero le luci e rimasero abbracciati e muti, per attimi interminabili.
Il cuore del coniglietto batteva fra di loro.