“Ricordo ancora tempi migliori, in cui tutta la terra era nostra, prima di essere confinati qui, ricordo perchè mi è stato raccontato, e per questa stessa ragione cerco di lasciare un ricordo, perchè qualcuno che non sarò io si ricordi di noi, di come è stato, di quello che eravamo... prima la terra era nostra, poi ci siamo trovati in una terra chiusa da un confine invisibile che delimita invalicabilmente ciò che è nostro da ciò che non lo è. Non l'abbiamo deciso noi, è solamente successo. Nulla di quello che avremmo potuto dire avrebbe cambiato le cose... a volte semplicemente le parole non bastano.”
E' mattina presto, a casa Kauffman, una brezza di scirocco sposta le due bandiere sulla veranda che dà sul mare, quella americana e quella nazista, un nuovo sogno ed un vecchio modello. La svastica, il simbolo del sole... un buon simbolo per l'America... la luce che guida il mondo.
Dentro casa, oltre la veranda, Einrich Kauffman, ministro del dipartimento energia e industria, osserva con aria stolida un piatto di uova e bacon, mentre riflette sulla giornata di ieri. Approvato un nuovo decreto per evitare di sottostare alle leggi di Kyoto. Ovviamente tutti favorevoli... troppi soldi da reinvestire, per guadagnare la sopravvivenza dopo la nostra morte. Non ne vale la pena agli occhi di nessuno dei vecchi cinici del consiglio... lui però ha un figlio, vede un futuro davanti a lui, o almeno spera. Vota come gli altri, l'anima venduta ormai molti anni addietro per una poltrona e una cifra spropositata di dollari. Purtroppo ciò non gli impedisce di pensare... Esce dalla veranda. Guarda la bandiera americana e l'altra... comincia a domandarsi se non sia la maledizione dei grandi quella di perdersi nei dettagli... la fame di possesso che guida un popolo ad eccellere prima o poi deve portare ad esaurire le sue opzioni... ma non si può arrestare il processo una volta iniziato.Si dirige verso il sentiero che dà sulla spiaggia, in cerca di ristoro il mare osserva e basta, non giudica... al mare non importa di nulla.
"Una striscia di terra... tutto è cominciato per questo un confine di cristallo che ci separava dal male, ormai crollato, aprendo le porte al conflitto, speravamo che la civiltà che avevamo costruito ci avrebbe protetto, speravamo che tutto sarebbe tornato come prima.
Posso solo dire a postumi che non siamo la società guerriera che speravamo di essere, ognuno di noi convinto che la santità della nostra causa, la difesa di ciò che ci ha dato natali e tutto il resto."
Stronzate, solo ora me ne rendo conto.”
Kauffman si avvia verso il bagnasciuga, verso la sottile striscia di sabbia che dà sul mare, a fianco a casa sua nel tentativo di riprendersi dallo sconforto, e lì per qualche momento riacquista controllo di se. L'aria tersa riesce per qualche istante a rinfrancarlo, ma un refolo di scirocco porta alle sue narici un odore dolciastro e marino, putrido... arenato dietro una duna c'è un piccolo corpo, lasciato lì dalle onde, una piccola balena, morta da qualche giorno, un altro infante senza futuro... come tanti altri. Portandosi le mani alle tempie per massaggiarle cerca di scacciare dalla mente il sussurro del vento, che come lo spettro dei morti futuri guardandolo con odio gli sibila "tu l'hai fatto...". Ridendo amaramente l'uomo si domanda cosa direbbero i suoi vicini se sapessero che conversa con lo spettro di una balena. Si allontana dall'ennesimo presagio di morte e si avvia verso un bar che dà sulla strada.. almeno un caffè per tirarsi su.
"Prima i primi lavori per tentare di rendere il confine più stabile, mentre centimetro dopo centimetro la terra veniva risucchiata dai nostri confini, sempre meno cibo, come se dio si stesse dimenticando di noi, sempre più povertà.
Guardo i miei figli affamati e non so come rispondere alle loro mute richieste, nulla sembra aver senso, colei che amo ridotta allo stremo dalla fame, il ventre gonfio, per il parto ormai prossimo e la pelle tesa come mai prima, ricordo come sembrava bella un tempo, ora è diventata una macabra rappresentazione della nostra terra, il corpo scavato dalla fame ed invecchiato, la pelle opaca e quasi trasparente di una vecchia sui lineamenti che ancora ricordo. La amo ancora come una volta, ma il suo è il volto di una sconfitta che tra poco incomberà su di noi. E' ancora giovane ma sembra già vecchia, eppure non è passato nemmeno un anno dal disastro, da quando il nostro mondo ha cominciato a sfuggirci dalle mani. Siamo tutti invecchiati precocemente, almeno così penso... la fatica di cercare di esistere credo."
La porta del bar cigola aprendo un panorama vuoto e desolato, decine di tavoli che avrebbero dovuto accogliere torme di turisti e viaggiatori sono vuoti. Tutto per la nuova autostrada. Avrebbe dovuto essere costruita almeno cinque anni fa, ma dopo essere arrivato al senato Kauffman aveva mandato all'aria il progetto. Non portava voti, e poi... l'autostrada così vicina alla sua villa ?
Non era il caso. Un altro piccolo universo distrutto da un decreto. Solo il lieve ticchettio di una macchina da scrivere proviene dal lato del locale. Uno dei tanti scrittoruncoli cerca l'ispirazione in una tazza di caffè, macchie di zucchero a velo sulla camicia a righe mostrano che ha già mangiato. Uno dei tanti scrittori senza futuro. Senza futuro come tutti ormai. Dietro al bancone una cameriera osserva il mondo con occhi defunti attendendo che giunga qualcosa a cambiare il suo destino.
"Non sono mai stato un guerriero... qualcuno mi definirebbe un filosofo. Pensare a come portare ai miei figli un futuro migliore era il mio pensiero primario, cercare di sviluppare la società... quasi sempre qualcun altro lavorava per me... anche ora sono fortunato. Ci sono ricchi anche tra i poveri, più fortunati tra gli sfortunati... io mi considero fortunato ma la mia fortuna è la mia maledizione... me ne rendo conto ora, perchè sono sopravvissuto a molti degli altri, li ho visti finire... quanto meno è mia responsabilità cercare di ricordarli. Quasi non riesco a capire... dico quasi... non poteva continuare per sempre... prima o poi le risorse dovevano finire.
Come se un dio crudele si fosse stancato di darci quel minimo necessario alla sopravvivenza, la manna che una volta benediceva le nostre tavole. Ora viviamo di stenti, a un passo dalla carestia, attendendo l'arrivo dell'inevitabile.”
Sull'altro lato della casa già dal primo mattino Eva, la moglie di Kauffman bada ai fiori del loro giardino. Un giardino nella sabbia, nonostante quello che dicono quegli sciocchi liberal. Si può fare. Piace tanto a quel nuovo presidente quindi sente di poterlo usare anche lei. Sparge nella terra fresca polvere di zolfo e magnesio da un sacchetto posato a terra, un residuo di odore di uova marce si sparge nell'aria, ma bisogna fertilizzare bene... la zona vicino alla spiaggia è un po' carente di risorse nutritive e gli ibis sono così fragili...Le verdure vecchie sepolte nella terra per dare un po' di sostentamento alle piante... tanto ci sono sempre molti avanzi a tavola e il piccolo non mangia mai le verdure bollite...
“Poi la guerra è arrivata, com'era arrivata la fame. All'improvviso. Ci piove addossò l'inferno, e noi non possiamo fare nulla per difenderci, ma dobbiamo provare, nello spasmodico tentativo di non morire, per lasciare un futuro ai nostri figli. Non comprendiamo nemmeno che si tratta di un nemico... all'inizio l'improprio occupante sembra soltanto un ospite un po' indiscreto... sembra voglia convivere, pelle scura con pelle chiara... sembra non ci siano problemi. Finchè non cominciano a morire... i tetti delle case esplodono e migliaia di civili muoiono senza nemmeno capire cosa sia stato. Sospettiamo che i pochi che hanno provocato i nostri ospiti abbiano causato la nascita del conflitto... ma loro sono morti... e il nemico continua a colpire... dunque forse non c'è un vero motivo... forse non c'era modo di evitarlo... loro volevano quello che era nostro, ed in qualche modo ce l'avrebbero tolto. "
Kauffman beve un caffè nero seduto al bancone... i tavoli sono sporchi per incuria, o forse per la plastica a buon mercato che li costituisce in gran parte. Totalmente non riciclabile, venefica come il cianuro una volta dispersa e con la curiosa tendenza a trasformarsi in una poltiglia molliccia una volta invecchiata. Come molte parti del sogno americano anche la plastica è cominciata come una benedizione dal celo e si è trasformata in un cancro. Come John Wayne e i suoi western... un simbolo dell'America, uno dei suoi eroi. Morto di cancro per i test nucleari in Texas. Per Kauffman la svastica è quello. Un simbolo della ricerca della purezza. Della purezza americana. Ogni eroe dell'Americanità si aspetta di poter morire per il suo paese. Da buon bianco cristiano. Ma condannare il mondo intero per questo sogno ? Per qualche dollaro in più... un altro titolo di western per quello che ricorda. Per il sogno americano quello che dice un western non può essere sbagliato... un uomo e la sua pistola... una volta era così semplice.
“I nostri soldati sono valorosi, sono motivati... sono stupidi.
Centinaia di morti solo nel primo periodo... una guerra inutile, una guerra da combattere per il nostro onore... l'unica cosa rimasta.
Abbiamo dalla nostra quello solo le armi che dio ci ha dato, e siamo qui per difenderci da un nemico che ci è superiore come un gigante. I più stupidi credono di poter vincere, e caricano con la sicurezza dei fanatici. I più furbi sanno che cadremo tutti e quindi tanto vale morire combattendo... il tempo della speranza è finito, ora resta spazio solo per i folli e per gli zeloti.”
Stanco delle riflessioni torna verso casa, a piedi per una volta... come a dare a se stesso modo di credere di stare facendo qualcosa per migliorare le cose. Senza salutare la moglie in giardino, con fare assorto si dirige in studio e accende la TV per vedere quali delle menzogne che lui e i suoi compari hanno deciso sta raccontando il telegiornale. Un nero alla casa bianca... Sospira. Un tempo non sarebbe successo.... un tempo la gente credeva nel sogno americano. E i negri non ne facevano parte com'era giusto che fosse... neri ed ebrei... come diceva lui. Gli ebrei con le loro banche avevano mandato a puttane l'America ed ora la gente si aspettava di risolvere tutto con un negro? La gente è stupida. E' anche vero che se non lo fosse però nemmeno le sue bugie avrebbero funzionato. Alza il volume della TV che con le voci di una guerra distante cerca di distrarre il popolo disattento dai suoi problemi, dalle azioni di chi lo comanda e non si fa vedere sullo schermo... dalle lobby che si nascondono dietro tutto... Riscaldamento globale? Basta un reality a cancellare per mesi il ricordo del problema.... Dopo tutto sono solo voci... e non accadrà oggi... almeno così dice la TV... Kauffman sa che non è vero... lui conosce gli indizi... e sa che non toccherà alla sua generazione pagare per il disastro... si domanda se valga la pena parlarne con qualcuno della stampa per divulgare la notizia... l'idea è stupida e idealista... ma per un po' non riesce a togliersela di testa.
No... non funzionerebbe... non funziona mai. La gente dimentica comunque e quelli che parlano muoiono... come per le sigarette... la gente ora sa... la gente continua a fumare... la gente muore... la gente dimentica, o più semplicemente non gliene frega niente.
“Arriviamo alle porte dell'inferno, dove la battaglia infuria più feroce,i cardini ormai infranti, nulla a difenderci veramente dal nostro nemico, solo i nostri corpi e le nostre anime, la nostra volontà di non cedere. Vedo un mio commilitone riverso, lacrime di sangue cadono dove il suo corpo si è conficcato nel portone, incastrando ancora per un po' la porta, come una serratura di carne, a proteggerci... forse per qualche minuto le armi nemiche non arriveranno ai nostri bambini. Le porte dei nostri confini si erano chiuse grazie al sangue versato dei nostri uomini... Ora il nemico spera di riaprirle con la stessa moneta... E' sempre stato così... il sangue di un popolo versato per aprire confini a un altro... Spazio vitale... qualcuno avrà spiegato così questo genere di cose... ma in realtà non importa realmente... è che siamo diversi noi e loro, quindi la cosa non poteva continuare."
Sono le sei di sera, a casa Kauffman, al piano di sopra William, otto anni, sta facendo il suo primo incontro con i numeri irrazionali, nel calcolo dell'area del cerchio. Sente da subito un odio viscerale verso quella lettera greca che oggi gli rende la vita impossibile. Sa come sfogarsi però, un sorriso maligno indica che tra poco i compiti per la serata saranno dimenticati. D'altra parte sono così i bambini... non sanno tenere la concentrazione. Comincia a giocare con il suo passatempo preferito da un po' di tempo... per quello che durerà... sa che mamma non gli permetterà di giocarci ancora a lungo quindi si sbizzarrisce come può.
"Poi la vedo... i bastoni non sono bastati a distruggerci ed ora usano la più terribile delle armi.
La forza del sole in un raggio di morte. Offusca il celo con la sua bellezza ed esplode in un inferno di fuoco.
Muoiono a migliaia.
Sono rimasto solo ora, tra le macerie di quello che fino a poco fa chiamavo casa.
Non si può combattere contro un dio."
Emma Kauffman estrae un altro porcino dalla cesta posata sul tavolo della cucina e comincia ad affettarlo per l'insalata della sera. Tempo dieci minuti ed anche quell'incombenza è fatta. La cena è quasi pronta e la pentola dello stufato borbotta allegramente spargendo nell'aria un odore delizioso. - A tavola tutti- dice con voce stridula. Suo marito è nello studio a pensare ma ha sentito... lei sa che ha sentito. E' così nervoso ultimamente... deve essere per le elezioni... gli altri hanno vinto ed ora continueranno con le loro falsità e le loro storie a imbonire gli americani... Sospira... lascia che sia suo marito a occuparsi delle questioni politiche... però col bambino la storia è diversa William è così disattento... dovrebbe applicarsi di più per studiare... starà facendo i compiti...
“La luce indugia ancora un po' nell'aria... è quasi il crepuscolo mentre osservo la devastazione... mi manca l'acqua ed ho fame... un groppo di bile mi blocca lo stomaco e l'odore acido di morte mi attanaglia le narici... quell'odore che ormai da tempo ci circonda... ora sublimato nel fuoco... sento un odore strano nell'aria, lasciato dall'esplosione di fuoco, un odore pulito di fuoco... come se anche l'odore di quello che eravamo stesse lentamente sparendo... come se volessero cancellare il nostro ricordo... un corpo accanto a me ha la gamba recisa, ma non sanguina... mi sorprendo a domandarmi perchè... come se avesse importanza”
Sale le scale verso la stanzetta del figlio, e vede che come al solito invece di fare i compiti giocherella. Si avvicina sorridendo comprensiva, poi aggrotta la fronte -William smettila di giocare con quel formicaio e buttalo via come ti avevo detto... non vedi che perde ?-.
Il figlio sposta la lente dalla parete di vetro del formicaio, e fa il muso. Poi obbedisce e si avvia verso il bagno... sa che sua madre fa passare poco spazio tra parole e fatti e ricorda che gli ha promesso una sberla se non buttava il formicaio.
Alza la tavoletta del water e appoggia il formicaio. Apre il coperchio di plastica nera e volta verso lo scarico il formicaio, precipitando la sabbia nell'acqua.
"Il celo si apre dal nero plumbeo che lo copriva a mostrare un bianco splendente... il mondo intero si capovolge, collassando su se stesso. Vedo un tunnel bianco e vorticante, pieno di acque chiare e pulite, calde... mi si avvicinano gli spruzzi che scacciano la polvere che riempie i miei polmoni. Un ultimo scherzo della mente, un ultimo miraggio.
Le acque mi inghiottono e finalmente raggiungo gli altri... la morte... la pace forse."
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