Arjun si era appena seduto. Abhida stava riempendo una brocca d'acqua. "Come va con tuo fratello?" gli domandò senza voltarsi. Arjun scherzò - "Che domande sono? Lo conosco da quando è nato, mica da ieri". Voleva evitare di affrontare l'argomento. Trovava che i cinque anni di reclusione in accademia avessero fatto male a Julius; adesso era altezzoso e distaccato.
Abhida sembrò intuire quello che stava pensando. "Per favore, sii comprensivo con lui. La guardia imperiale è la nostra tradizione più importante, è normale che lui sia orgoglioso di farne parte." Arjun si scandalizzò. "Come puoi prendere proprio tu le difese di Julius? E' il tuo ragazzo e non è ancora neanche venuto a trovarti". "Sono passati cinque anni da quando stavamo insieme, e non ci siamo sentiti da allora. E' una cosa vecchia." Arjun sapeva cosa stava pensando: la vera ragione era la sua malattia. La malattia che in cinque anni l'aveva invecchiata di quindici e che tra altri cinque l'avrebbe resa simile a un mostro, con denti marci e pelle come squame. Probabilmente era l'unica cosa a cui pensava da quando Julius era tornato. Arjun non parlò più.
Ma non era solo orgoglio, continuò a pensare dopo aver fatto un mormorio di approvazione. Julius sembrava del tutto rimosso dalla realtà. Nelle discussioni era insopportabile: evitava ogni critica sottintendendo (o addirittura dichiarando esplicitamente) che i fatti studiati al di fuori dell'accademia non erano la vera conoscenza ma una versione mutilata.
E aveva preso quell'abitudine idiota di far decidere a un dado le sue azioni. Non andava a dormire se non uscivano determinati numeri, non mangiava se non ne uscivano altri. "Altro che tradizione più importante dell'impero", pensava Arjun, "Quello mi sembra un club per imbecilli".
[Venti giorni prima]
Tutti gli allievi dell'ultimo anno sono radunati in quello che viene chiamato "il formicaio", la sala dalle pareti di vetro usata per le cerimonie ufficiali. L'occasione è un commiato. Dopo aver vissuto per cinque anni in questo edificio, isolati dalla famiglia e dal mondo esterno, le nuove guardie imperiali hanno terminato l'addestramento e stanno per tornare a casa. Il direttore dell'accademia parla ai giovani allineati in fila.
IL DIRETTORE: Nel rispetto della nostra tradizione sarò breve. Vi siete dimostrati degni di far parte della nostra istituzione militare più antica e rispettata. Non c'è nessuna chiave del nostro sapere che vi sia sconosciuta, e non c'è nessuna posizione nella nostra società più alta e sacra di quella che occupate adesso. State per tornare alle vostre case, ma vi terrete pronti per tutta la vita ad accorrere alla chiamata dell'impero. Il regalo d'addio è un dado d'oro da cento facce. Il Professor Migliardi vi spiegherà cosa farne.
MIGLIARDI: Il dado ha cento facce, e avete nel manuale una tabella con l'attività relativa ad ogni faccia. Alcune sono dedicate allo svago, altre ai bisogni del corpo, molte all'esercizio. Tutte le facce dalla uno alla venticinque sono per la pratica della ferocia. Questo vuol dire che mediamente un quarto della vostra giornata sarà dedicato ad esercitarvi in quella che è effettivamente l'arma più potente a nostra disposizione, la tecnica segreta su cui poggia il potere dell'impero.
Come è d'uso nel nostro metodo didattico, vi darò due spiegazioni diverse del significato del dado. Ricordate che non c'è posto per la verità assoluta nel regno delle parole, e così sarete liberi dalle illusioni.
*UNO*
Le nostre responsabilità ci impongono un grado di efficienza che sfiora l'infallibilità. Poche organizzazioni hanno raggiunto quest'obiettivo nella storia del nostro pianeta, e tutte hanno un particolare in comune: i loro membri erano totalmente distaccati da abitudini, desideri e bisogni. All'interno delle nostre mura questo scopo è stato raggiunto sottomettendo completamente la vostra volontà a quella del maestro. Quando volevate dormire lui vi ordinava di combattere. Quando avevate bisogno di sfogare la vostra energia lui vi costringeva a restare seduti per giornate intere senza poter spostare un muscolo. Mentre tutti gli uomini comuni fuori di qui vivevano le loro giornate secondo schemi familiari, voi non sapevate cosa vi sarebbe stato ordinato tra un minuto: dovevate essere pronti a tutto. Ora siete delle armi formidabili senza punti deboli, e dovrete rimanere tali anche fuori. Non avrete più un maestro, quindi prenderete i vostri ordini dal dado. E quando l'impero vi chiamerà non ci sarà nulla a rallentarvi: non la pigrizia, non il dolore, non la stanchezza, non la paura. Sarete abituati a fare quello che bisogna fare, anche se non è quello che desiderate.
*DUE*
Voi guerrieri siete i custodi del sacro. La nostra tradizione rifiuta il ruolo dei sacerdoti perché solo chi vive a contatto con la morte e la violenza può essere il mediatore verso il divino. Obbedendo al dado vi affidate completamente al destino, come si conviene ai messaggeri dell'assoluto. Il vostro volere diventa una sola cosa con il volere di Dio, e per questo i vostri colpi saranno infallibili come i fulmini dell'ira divina.
[Venti anni dopo]
"Non riesco a crederci. Metà del mio esercito è in giro per il paese, impegnato a stanare e massacrare la guardia imperiale, e questo idiota si presenta qui come se niente fosse?"
Zumuzzho, una volta capo dei ribelli, ora governava col titolo di Presidente. Era grosso e chiassoso.
Sua madre era stata la moglie di un governatore. Il governatore era stato ucciso dei ribelli durante un attacco, lei rapita. Zumuzzho era nato tra i ribelli - impossibile stabilire chi fosse il padre - e fu arruolato appena si dimostrò in grado di stare in piedi e reggere un mitra. A dodici anni era probabilmente il più violento del gruppo, a venti ne era il capo.
E aveva tutto quello che serviva. Non era solo brutale ma anche astuto. Possedeva la capacità di individuare piccoli particolari sfuggiti a tutti gli altri, e su questi particolari costruire strategie che ribaltavano la situazione. Questa capacità si era rivelata essenziale per i successi dei ribelli negli anni passati e per la vittoria definitiva della rivoluzione.
Julius fu trascinato dentro mentre Zumuzzho stava ancora ridendo.
"Che onore vedere un altro guardiano dell'impero. Perdonami la mancanza di cerimonie, ma ne ho già uccisi… quanti?"
"Più di quattrocento" gli ricordò una delle sue donne sorridendo.
"Più di quattrocento. Ventisette personalmente, con le mie mani. Capirai perché non riesco più ad emozionarmi come le prime volte"
Zumuzzho era l'opposto dell'ideale della vecchia aristocrazia. Aveva la passione per la teatralità. Per questo aveva voluto ricordare che lui, l'ultimo della scala sociale del vecchio ordine, era riuscito a soffocare il cuore pulsante dell'impero.
Ma in realtà era emozionato. Emozionato per l'ironia del destino che gli portava davanti proprio Julius. Non in una battaglia, non in un massacro, ma da solo faccia a faccia, in un momento in cui aveva già vinto e poteva godersi la ciliegina sulla torta.
Julius era stato il perno del suo piano, e dopo tutto quel tempo non l'aveva ancora dimenticato.
Un piano semplice. Le sue spie gli dicono della tradizione del dado, le sue spie gli dicono che la ragazza di un novizio lavora per l'artigiano da cui si rifornisce l'accademia, Zumuzzho ha un'idea che vale la pena provare.
Abhida viene infettata con il virus della vecchiaia. Nel momento in cui si accorge dei primi sintomi sa che nessuno la sposerà. Julius l'avrebbe fatto perché stavano già insieme, ma Julius non c'é, le è stato tolto. Non può più vederlo fin quando non terminerà il suo addestramento, e sa che è abbastanza per fare di loro due sconosciuti. Sa che una volta uscito dall'accademia Julius non proverà nessun sentimento nei suoi confronti, né di amore né di dovere. Comincia a odiare Julius e l'impero, comincia a desiderare di avere l'occasione per vendicarsi, per far provare ad altri la sua amarezza.
Zumuzzho sapeva che le cose potevano anche andare diversamente, ma ci ha provato e le cose sono andate bene.
Abhida accetta di tradire l'impero come se l'occasione le fosse data da Dio in persona a causa della pietà che prova per lei. Tutti i nuovi dadi vengono truccati, tutte le nuove generazioni di guardie non si allenano abbastanza nella tecnica della ferocia e finiscono col perderla. Dopo molti anni i guardiani che ancora riescono ad usare la tecnica in modo efficace sono pochissimi.
I ribelli cominciano ad collezionare successi.
I ribelli vincono.
Zumuzzho abbandonò i suoi pensieri e tornò a concentrarsi su Julius
"Sai" - disse Julius - "con il mio sangue potresti aprire la stanza segreta".
"Non sarebbe male. Ma ho provato già con quello di tante altre guardie. Ho i miei dubbi che il tuo possa fare qualche differenza."
La stanza segreta era impenetrabile e si diceva che entrarvi conferisse il segreto della ferocia, la tecnica che permetteva alle guardie imperiali di divorare spazio e materia con un semplice sforzo di volontà. Un centinaio di uomini potevano piegare un paese in un attimo. Zumuzzho aveva sbavato per quel segreto. Quasi tutti i territori governati avevano abbandonato l'impero dopo che lui aveva preso il potere. Senza quell'arma non poteva riconquistarli.
Ma dopo un po' si era rassegnato. Il sangue delle guardie imperiali non aveva aperto la porta come si diceva, il sangue del figlio dell'imperatore non aveva aperto la porta - probabilmente le informazioni su come accedere alla stanza erano incomplete - aveva concluso Zumuzzho. E in quel caso la tecnica era persa per sempre.
Non perché le guardie erano addestrate a non parlare sotto tortura, ma perché il segreto della tecnica della ferocia non poteva essere comunicato con le parole.
Era un segreto pratico, una sorta di iniziazione il cui potere poteva essere mantenuto solo attraverso l'esercizio e poteva essere passato solo da chi già l'aveva. Ma nessuno lo aveva più. Tutte le guardie che non avevano smesso di allenarsi per vecchiaia avevano smesso a causa dei suoi dadi. Le poche che si trovavano al limite e ancora avevano qualche potere erano state massacrate per prime per paura che potessero rappresentare comunque un vantaggio troppo grosso per l'impero.
"Le guardie con cui hai tentato di aprirla non avevano più il segreto della ferocia. E' per quello che la porta non si apre. Io ce l'ho ancora"
Zumuzzho forzò un sorriso beffardo, ma all'improvviso era divorato dal dubbio. In fin dei conti Julius era sopravvissuto per tutto quel tempo al setacciamento dei suoi uomini. Com'era possibile?
Julius continuò - "Il primo giorno, quando tornai a casa, tirai il dado e venne fuori il numero 65. Sul manuale c'era scritto che in questo caso andava rilanciato. Lo lanciai altre nove volte, e uscì sempre il 65. 65 per dieci volte di fila. In questo caso, diceva il manuale, bisogna invertire la tabella. La pratica della ferocia non si fa più con i primi 25 numeri ma con gli ultimi 25. Immagino che le tue spie non ti avessero procurato una tabella completa".
Fissò Zumuzzho in silenzio per qualche secondo, poi visto che non rispondeva, riprese.
"In questo momento ti starai chiedendo quanto è probabile che quello che dico sia vero. Se potrai farmi fuori come speravi o se la tua vita sta per terminare."
"Non ho nessun dubbio che potrò farti fuori" - sbottò finalmente Zumuzzho - "Perché dovrebbero aver inserito una possibilità del genere nella tabella ?"
"Sono convinto che chi ha progettato il sistema del dado fosse ossessionato dal destino. Se il dado tramite cui il destino parla dovesse essere compromesso, allora il destino stesso risistemerà le cose tramite il dado. L'evento ha una probabilità praticamente nulla, e invertire la tabella potrebbe non servire a niente, ma è… diciamo così, se è destino che la cosa vada per il verso giusto, è come lasciare una possibilità aperta a questo destino"
Julius chiuse gli occhi e cominciò a concentrarsi sulla tecnica. Anni addietro si era ritrovato ad essere l'unico superstite della guardia imperiale. L'unica persona al mondo a possedere ancora la tecnica della ferocia. E l'aveva praticata, non per un quarto ma per la totalità del suo tempo. Si era dedicato a quell'unico esercizio per far crescere la sua abilità a dismisura, e compensare il fatto di essere rimasto l'unico. Tutto ora dipendeva da un'unica domanda: era arrivato a un livello sufficiente per distruggere da solo l'esercito di Zumhuzzo?
Sentì i vortici di energia che compongono la realtà fisica cambiare verso di rotazione, prima attorno a lui, poi sempre più oltre, espandendosi come un'onda. Le guardie di Zumuzzho vennero ingoiate dal vuoto, Zumuzzho venne ingoiato, il suo esercito venne ingoiato, tutto il paese, tutto il mondo venne ingoiato.
Abhida sembrò intuire quello che stava pensando. "Per favore, sii comprensivo con lui. La guardia imperiale è la nostra tradizione più importante, è normale che lui sia orgoglioso di farne parte." Arjun si scandalizzò. "Come puoi prendere proprio tu le difese di Julius? E' il tuo ragazzo e non è ancora neanche venuto a trovarti". "Sono passati cinque anni da quando stavamo insieme, e non ci siamo sentiti da allora. E' una cosa vecchia." Arjun sapeva cosa stava pensando: la vera ragione era la sua malattia. La malattia che in cinque anni l'aveva invecchiata di quindici e che tra altri cinque l'avrebbe resa simile a un mostro, con denti marci e pelle come squame. Probabilmente era l'unica cosa a cui pensava da quando Julius era tornato. Arjun non parlò più.
Ma non era solo orgoglio, continuò a pensare dopo aver fatto un mormorio di approvazione. Julius sembrava del tutto rimosso dalla realtà. Nelle discussioni era insopportabile: evitava ogni critica sottintendendo (o addirittura dichiarando esplicitamente) che i fatti studiati al di fuori dell'accademia non erano la vera conoscenza ma una versione mutilata.
E aveva preso quell'abitudine idiota di far decidere a un dado le sue azioni. Non andava a dormire se non uscivano determinati numeri, non mangiava se non ne uscivano altri. "Altro che tradizione più importante dell'impero", pensava Arjun, "Quello mi sembra un club per imbecilli".
[Venti giorni prima]
Tutti gli allievi dell'ultimo anno sono radunati in quello che viene chiamato "il formicaio", la sala dalle pareti di vetro usata per le cerimonie ufficiali. L'occasione è un commiato. Dopo aver vissuto per cinque anni in questo edificio, isolati dalla famiglia e dal mondo esterno, le nuove guardie imperiali hanno terminato l'addestramento e stanno per tornare a casa. Il direttore dell'accademia parla ai giovani allineati in fila.
IL DIRETTORE: Nel rispetto della nostra tradizione sarò breve. Vi siete dimostrati degni di far parte della nostra istituzione militare più antica e rispettata. Non c'è nessuna chiave del nostro sapere che vi sia sconosciuta, e non c'è nessuna posizione nella nostra società più alta e sacra di quella che occupate adesso. State per tornare alle vostre case, ma vi terrete pronti per tutta la vita ad accorrere alla chiamata dell'impero. Il regalo d'addio è un dado d'oro da cento facce. Il Professor Migliardi vi spiegherà cosa farne.
MIGLIARDI: Il dado ha cento facce, e avete nel manuale una tabella con l'attività relativa ad ogni faccia. Alcune sono dedicate allo svago, altre ai bisogni del corpo, molte all'esercizio. Tutte le facce dalla uno alla venticinque sono per la pratica della ferocia. Questo vuol dire che mediamente un quarto della vostra giornata sarà dedicato ad esercitarvi in quella che è effettivamente l'arma più potente a nostra disposizione, la tecnica segreta su cui poggia il potere dell'impero.
Come è d'uso nel nostro metodo didattico, vi darò due spiegazioni diverse del significato del dado. Ricordate che non c'è posto per la verità assoluta nel regno delle parole, e così sarete liberi dalle illusioni.
*UNO*
Le nostre responsabilità ci impongono un grado di efficienza che sfiora l'infallibilità. Poche organizzazioni hanno raggiunto quest'obiettivo nella storia del nostro pianeta, e tutte hanno un particolare in comune: i loro membri erano totalmente distaccati da abitudini, desideri e bisogni. All'interno delle nostre mura questo scopo è stato raggiunto sottomettendo completamente la vostra volontà a quella del maestro. Quando volevate dormire lui vi ordinava di combattere. Quando avevate bisogno di sfogare la vostra energia lui vi costringeva a restare seduti per giornate intere senza poter spostare un muscolo. Mentre tutti gli uomini comuni fuori di qui vivevano le loro giornate secondo schemi familiari, voi non sapevate cosa vi sarebbe stato ordinato tra un minuto: dovevate essere pronti a tutto. Ora siete delle armi formidabili senza punti deboli, e dovrete rimanere tali anche fuori. Non avrete più un maestro, quindi prenderete i vostri ordini dal dado. E quando l'impero vi chiamerà non ci sarà nulla a rallentarvi: non la pigrizia, non il dolore, non la stanchezza, non la paura. Sarete abituati a fare quello che bisogna fare, anche se non è quello che desiderate.
*DUE*
Voi guerrieri siete i custodi del sacro. La nostra tradizione rifiuta il ruolo dei sacerdoti perché solo chi vive a contatto con la morte e la violenza può essere il mediatore verso il divino. Obbedendo al dado vi affidate completamente al destino, come si conviene ai messaggeri dell'assoluto. Il vostro volere diventa una sola cosa con il volere di Dio, e per questo i vostri colpi saranno infallibili come i fulmini dell'ira divina.
[Venti anni dopo]
"Non riesco a crederci. Metà del mio esercito è in giro per il paese, impegnato a stanare e massacrare la guardia imperiale, e questo idiota si presenta qui come se niente fosse?"
Zumuzzho, una volta capo dei ribelli, ora governava col titolo di Presidente. Era grosso e chiassoso.
Sua madre era stata la moglie di un governatore. Il governatore era stato ucciso dei ribelli durante un attacco, lei rapita. Zumuzzho era nato tra i ribelli - impossibile stabilire chi fosse il padre - e fu arruolato appena si dimostrò in grado di stare in piedi e reggere un mitra. A dodici anni era probabilmente il più violento del gruppo, a venti ne era il capo.
E aveva tutto quello che serviva. Non era solo brutale ma anche astuto. Possedeva la capacità di individuare piccoli particolari sfuggiti a tutti gli altri, e su questi particolari costruire strategie che ribaltavano la situazione. Questa capacità si era rivelata essenziale per i successi dei ribelli negli anni passati e per la vittoria definitiva della rivoluzione.
Julius fu trascinato dentro mentre Zumuzzho stava ancora ridendo.
"Che onore vedere un altro guardiano dell'impero. Perdonami la mancanza di cerimonie, ma ne ho già uccisi… quanti?"
"Più di quattrocento" gli ricordò una delle sue donne sorridendo.
"Più di quattrocento. Ventisette personalmente, con le mie mani. Capirai perché non riesco più ad emozionarmi come le prime volte"
Zumuzzho era l'opposto dell'ideale della vecchia aristocrazia. Aveva la passione per la teatralità. Per questo aveva voluto ricordare che lui, l'ultimo della scala sociale del vecchio ordine, era riuscito a soffocare il cuore pulsante dell'impero.
Ma in realtà era emozionato. Emozionato per l'ironia del destino che gli portava davanti proprio Julius. Non in una battaglia, non in un massacro, ma da solo faccia a faccia, in un momento in cui aveva già vinto e poteva godersi la ciliegina sulla torta.
Julius era stato il perno del suo piano, e dopo tutto quel tempo non l'aveva ancora dimenticato.
Un piano semplice. Le sue spie gli dicono della tradizione del dado, le sue spie gli dicono che la ragazza di un novizio lavora per l'artigiano da cui si rifornisce l'accademia, Zumuzzho ha un'idea che vale la pena provare.
Abhida viene infettata con il virus della vecchiaia. Nel momento in cui si accorge dei primi sintomi sa che nessuno la sposerà. Julius l'avrebbe fatto perché stavano già insieme, ma Julius non c'é, le è stato tolto. Non può più vederlo fin quando non terminerà il suo addestramento, e sa che è abbastanza per fare di loro due sconosciuti. Sa che una volta uscito dall'accademia Julius non proverà nessun sentimento nei suoi confronti, né di amore né di dovere. Comincia a odiare Julius e l'impero, comincia a desiderare di avere l'occasione per vendicarsi, per far provare ad altri la sua amarezza.
Zumuzzho sapeva che le cose potevano anche andare diversamente, ma ci ha provato e le cose sono andate bene.
Abhida accetta di tradire l'impero come se l'occasione le fosse data da Dio in persona a causa della pietà che prova per lei. Tutti i nuovi dadi vengono truccati, tutte le nuove generazioni di guardie non si allenano abbastanza nella tecnica della ferocia e finiscono col perderla. Dopo molti anni i guardiani che ancora riescono ad usare la tecnica in modo efficace sono pochissimi.
I ribelli cominciano ad collezionare successi.
I ribelli vincono.
Zumuzzho abbandonò i suoi pensieri e tornò a concentrarsi su Julius
"Sai" - disse Julius - "con il mio sangue potresti aprire la stanza segreta".
"Non sarebbe male. Ma ho provato già con quello di tante altre guardie. Ho i miei dubbi che il tuo possa fare qualche differenza."
La stanza segreta era impenetrabile e si diceva che entrarvi conferisse il segreto della ferocia, la tecnica che permetteva alle guardie imperiali di divorare spazio e materia con un semplice sforzo di volontà. Un centinaio di uomini potevano piegare un paese in un attimo. Zumuzzho aveva sbavato per quel segreto. Quasi tutti i territori governati avevano abbandonato l'impero dopo che lui aveva preso il potere. Senza quell'arma non poteva riconquistarli.
Ma dopo un po' si era rassegnato. Il sangue delle guardie imperiali non aveva aperto la porta come si diceva, il sangue del figlio dell'imperatore non aveva aperto la porta - probabilmente le informazioni su come accedere alla stanza erano incomplete - aveva concluso Zumuzzho. E in quel caso la tecnica era persa per sempre.
Non perché le guardie erano addestrate a non parlare sotto tortura, ma perché il segreto della tecnica della ferocia non poteva essere comunicato con le parole.
Era un segreto pratico, una sorta di iniziazione il cui potere poteva essere mantenuto solo attraverso l'esercizio e poteva essere passato solo da chi già l'aveva. Ma nessuno lo aveva più. Tutte le guardie che non avevano smesso di allenarsi per vecchiaia avevano smesso a causa dei suoi dadi. Le poche che si trovavano al limite e ancora avevano qualche potere erano state massacrate per prime per paura che potessero rappresentare comunque un vantaggio troppo grosso per l'impero.
"Le guardie con cui hai tentato di aprirla non avevano più il segreto della ferocia. E' per quello che la porta non si apre. Io ce l'ho ancora"
Zumuzzho forzò un sorriso beffardo, ma all'improvviso era divorato dal dubbio. In fin dei conti Julius era sopravvissuto per tutto quel tempo al setacciamento dei suoi uomini. Com'era possibile?
Julius continuò - "Il primo giorno, quando tornai a casa, tirai il dado e venne fuori il numero 65. Sul manuale c'era scritto che in questo caso andava rilanciato. Lo lanciai altre nove volte, e uscì sempre il 65. 65 per dieci volte di fila. In questo caso, diceva il manuale, bisogna invertire la tabella. La pratica della ferocia non si fa più con i primi 25 numeri ma con gli ultimi 25. Immagino che le tue spie non ti avessero procurato una tabella completa".
Fissò Zumuzzho in silenzio per qualche secondo, poi visto che non rispondeva, riprese.
"In questo momento ti starai chiedendo quanto è probabile che quello che dico sia vero. Se potrai farmi fuori come speravi o se la tua vita sta per terminare."
"Non ho nessun dubbio che potrò farti fuori" - sbottò finalmente Zumuzzho - "Perché dovrebbero aver inserito una possibilità del genere nella tabella ?"
"Sono convinto che chi ha progettato il sistema del dado fosse ossessionato dal destino. Se il dado tramite cui il destino parla dovesse essere compromesso, allora il destino stesso risistemerà le cose tramite il dado. L'evento ha una probabilità praticamente nulla, e invertire la tabella potrebbe non servire a niente, ma è… diciamo così, se è destino che la cosa vada per il verso giusto, è come lasciare una possibilità aperta a questo destino"
Julius chiuse gli occhi e cominciò a concentrarsi sulla tecnica. Anni addietro si era ritrovato ad essere l'unico superstite della guardia imperiale. L'unica persona al mondo a possedere ancora la tecnica della ferocia. E l'aveva praticata, non per un quarto ma per la totalità del suo tempo. Si era dedicato a quell'unico esercizio per far crescere la sua abilità a dismisura, e compensare il fatto di essere rimasto l'unico. Tutto ora dipendeva da un'unica domanda: era arrivato a un livello sufficiente per distruggere da solo l'esercito di Zumhuzzo?
Sentì i vortici di energia che compongono la realtà fisica cambiare verso di rotazione, prima attorno a lui, poi sempre più oltre, espandendosi come un'onda. Le guardie di Zumuzzho vennero ingoiate dal vuoto, Zumuzzho venne ingoiato, il suo esercito venne ingoiato, tutto il paese, tutto il mondo venne ingoiato.
postato da qwf · permalink · commenti (1)
Commenti




