Utente: zagabria
Nome: Antonio Zagabria
Sono uno studente, almeno sulla carta. Spesso vengo coinvolto in risse o gare di lancio del coltello. Neppure i normali duelli a colpi di arma bianca o nera mi vengono risparmiati. Abito in una capitale europea il cui nome è l'anagramma di mora. Studio medicina, dunque attenti al buco del culo.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami
foto recenti
links
partecipano
 Il mio profilo Contattamiqwf
feed
  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
Progetto Orzata Nera
Un progetto probabilmente forzato, ma indispensabile nella lotta al dispotismo del cattolicesimo, sin dai tempi in cui Caino colpì Abele, con il cuore pieno di affetto nei confronti del fratello, liberandolo dalla schiavitù di un lavoro noioso.
lunedì, 10 marzo 2008, 21:45
State per vedere le immagini del matrimonio tra Huang Longshi e Liu Manrong, l'evento più atteso dagli appassionati di pettegolezzi rosa. Come vi avevamo anticipato la nostra telecamera è stata l'unica ammessa al ricevimento. Purtroppo tutto l'audio è andato perduto a causa di un guasto tecnico, ma abbiamo deciso di trasmettervi comunque le riprese con un commento aggiunto dallo stesso Ran Baosheng, il nostro inviato al matrimonio. Ci scusiamo del problema, convinti che nulla potrà togliere al particolare senso di commozione che solo un avvenimento privato di personaggi famosi può destare nel'animo di persone sensibili.


Sono Ran Baosheng, l'uomo con i capelli ben pettinati e il viso privo di espressione che vedete sullo schermo. La signora che sto intervistando in questa scena è la mamma di Huang Longshi, che come noterete è moto agitata. Anzi, è imbestialita. Tra qualche secondo... ecco, urla e piange. Avevo provato a farle qualche domanda di circostanza, qualcosa del tipo "Che si prova ad essere la mamma del più grande campione di go esistente?". Invece la vedete che urla frasi confuse sputacchiandomi in faccia. Si dispera per il matrimonio, sostiene che il figlio sarà infelice. Ora si calma. Le ho chiesto di spiegarmi la faccenda, dice che i livelli intellettivi dei due sposi differiscono di parecchi ordini di grandezza. Longshi ha giocato delle partite che vengono considerate opere d'arte, è abituato a volare col pensiero nei paradisi più sublimi. Finiranno per non avere nessun argomento di conversazione e dunque si annoieranno.  La noia, ecco cosa spaventa questa donna. La classica reazione isterica della mamma possessiva ed egoista nel giorno in cui il figlio si libera definitivamente dal suo abbraccio soffocante. Mi racconta un aneddoto che dimostra che la sposa non è altro che un'oca stupida e superficiale. Non lo riporto perché lo ritengo crudele e probabilmente esagerato.

Qui siamo invece nel salone, dove il padre dello sposo sta approfittando di nascosto delle delizie del buffet (ufficialmente ancora chiuso). Attiro la sua attenzione con un'altra di quelle domande generiche di cui parlavo, che ovviamente non ricordo. Aiutandosi con ampi gesti delle mani, tipici di un anziano carismatico ma noioso, mi descrive la storia e il significato di questa centrale in cui si celebrerà la cerimonia, gentilmente prestata dal nostro insuperabile, invincibile imperatore a scopo propagandistico. Il succo del discorso è che la Shao Yukou, intitolata allo stregone taoista che scoprì il principio su cui si basa, è stata la prima centrale della storia a generare energia sfruttando le maree. Il signor Huang si rattrista perché ha lavorato tutta la vita e non ha mai avuto il tempo di capire qualcosa di alchimia, dunque non può parlarmi della centrale da un punto di vista tecnico. Per terminare gli chiedo se è contento del matrimonio, e mi risponde che non è contento, ma se i ragazzi si vogliono bene lui non vuole fare il guastafeste. Il motivo per cui non è contento è che la ragazza ha una cattiva reputazione. Accompagnandosi con i soliti gesti ampi e vivaci delle mani mi racconta un aneddoto che dimostra che la sposa non è altro che un essere maledetto dal diavolo, una donna a metà che non può partorire figli ma solo animali morti. Non lo riporto perché lo ritengo basato su leggende e malelingue. (Ad ogni modo può essere utile dire che secondo questa storia il coniglio di compagnia di Manrong sarebbe il suo unico figlio sopravvissuto).

Vorrei intervistare il prete ma mi informano che è muto. Comunque lo inquadriamo qui mentre gioca a Mahjong in attesa che cominci tutto. Lui è quello a sinistra con la pelle scura. Normalmente non gioca a Mahjong, ma per oggi il go è da evitare. Hanno tutti paura che Huang Longshi decida di intervenire per fare il brillante.

Finalmente troviamo lo sposo. Si fa preparare dal cameriere un maracaibo dopo l'altro, e li beve in un sorso, senza la classica fettina di limone. Senza dubbio a causa dell'effetto dell'alcol, mi dice che sta per fare la più grande cazzata della sua vita. Che è praticamente impossibile per un uomo normale soddisfare gli appetiti sessuali della signorina Liu, e che lui si sta preparando spiritualmente ad essere l'uomo più cornuto della Cina. Mi racconta un aneddoto che non riporto per rispetto verso la sensibilità dei nostri spettatori, ma potrebbe essere utile citare il fatto che questa storia è coerente con quella dei parti di animali. In questa sequenza, mentre lo vediamo ridere, gli sto chiedendo perché allora non lascia perdere e non trova un'altra ragazza da sposare. In fin dei conti è il grande Huang Longshi, idolo del paese. Non dovrebbe rassegnarsi a una vita coniugale di corna e delusioni. Non riesco ad ottenere una risposta vera e propria. Qui fa un discorso che alternativamente tira in ballo le aspettative dei genitori, le scelte sbagliate, la responsabilità di fronte alla nazione. Purtroppo ricordo di non averne capito bene il senso neanche nel momento in cui me lo spiegava, quindi non posso riassumervelo. Il cameriere sembra avere preoccupazioni più ragionevoli: non ci sono i limoni. Nessuno vorrà bere un maracaibo senza la classica fetta di limone, e la festa rischia di essere un flop. Intuisco che la mancanza di limoni dev'essere dovuta a un suo errore, perché mi supplica di fare una corsa a procurarmeli. In cambio mi racconterà una storia tremenda sulla sposa, un vero scoop. Preso dalla compassione mando Yan il cameraman a occuparsi della faccenda, quindi da qui in poi sono dietro la telecamera.

Riprendo gli ospiti...

Riprendo gli ospiti...

Riprendo gli ospiti... Non preoccupatevi, essendo questo un commento fatto in un secondo tempo posso già dirvi che Yan tornerà subito. Con un signore dalle fattezze italiane.

Riprendo gli ospiti...


Ed ecco tornare Yan, con un signore dalle fattezze italiane. Probabilmente viene da Liqian. Appena uscito dalla centrale ha incontrato questo tipo che sosteneva di portare proprio le fette di limone per la festa. Ora tutti si avviano alla sala dedicata al rituale. Per rispetto verso la solennità e la purezza dei nostri riti tradizionali interrompo il commento a questo punto e vi lascio alle nude immagini della cerimonia.

Finito. Huang Longshi e Liu Manrong sono marito e moglie. 

Vedete la gente che si rilassa...

Altra gente che si rilassa...

Qui parlo con l'uomo di Liqian. Sostiene che i limoni che hanno permesso la riuscita della festa non sono gratuiti. Sono stati creati tramite l'uso dell'alchimia, e devono essere ripagati con una spesa di energia emotiva pari a quella spesa per la loro creazione. Con le lacrime, dice. Io ero là, posso testimoniarvi che è stato così. E' inutile che vi racconti delle brutte sorprese capitate a gente di cui non vi importa nulla, ma vi dico che Huang è stato tradito dopo neanche un'ora dal matrimonio, che il coniglio-figlio di Liu Manrong è stato ucciso dallo stesso Huang infuriato per il fatto, e che io ho scoperto che manca l'audio delle riprese dell'evento più esclusivo che mi sia mai capitato (il che vuol dire che questo commento è probabilmente il mio ultimo lavoro pagato come giornalista).

Un buon proseguimento dal vostro Ran Baosheng.

postato da qwf · permalink · commenti (1)

domenica, 09 marzo 2008, 20:28
Nessuno lo farebbe, eppure qualcuno lo fa. Scegliere una località esotica come luogo preferenziale in cui sposarsi.  Se poi lo sposo proviene da un'altra epoca storica, pur avendo vissuto con gradualità tutte quelle che lo separano dal presente, diventa inutile anche andare a cercare un vizio di forma.
Huang Longshi, campione di Go del secolo XVII, dopo quattro secoli di solitudine ha trovato moglie.
Un angolo vuoto è sempre una brutta cosa.
Si tratta di circondare ed uccidere, è un gioco che per via dell'estrema varietà di mosse disponibili può mettere in ginocchio anche un computer. 361 caselle, dette intersezioni, contro le 64 della dama e degli scacchi.
La sua futura moglie è europea, è bionda ed ha gli occhi del colore del mare, situato esattamente di fronte al luogo del matrimonio. La da poco inaugurata, e non ancora entrata in funzione, centrale elettromotrice sulla foce del fiume Rance, guarda sulla manica.
Coste settentrionali della Francia, terra originaria della promessa sposa del campione di Go.
Si dice che sia stato in grado di attraversare il tempo solo grazie alla sua capacità di pianificare ogni azione, eliminando ogni gesto futile, e permettendogli di conservarsi quasi intatto ben oltre la soglia massima di longevità riservata ad un essere umano.
Tra Dinard e Saint Malò, una possibile risposta a problemi contingenti quali quello dell'esaurimento delle risorse fossili. In Francia fiumi modesti hanno colossali foci ad estuario.
Gli invitati sono numerosi, si vedono facce molto diverse. Alcuni sono in effetti cinesi, e si stima possano essere discendenti diretti del campione, altri sono francesi, parenti o amici della sposa.
Ma accanto ad essi si muovono una serie di personaggi non convenzionali. Il peggiore di essi è un tale che trascina sulla sua schiena un grosso guscio di tartaruga.
Molti degli invitati lo guardano in malo modo. Si allontano in un angolo dove non può essere scrutato da alcuno, solleva il carapace e cani randagi accorrono a succhiare il muco presente nelle estroflessioni della sua colonna vertebrale.
A qualcuno si presenta come un parente siciliano della sposa, ad altri dice di essere di Marsiglia. L'abbigliamento è gretto.
Lo sposo avvolto in un completo nero gessato osserva gli invitati. Se anche li avesse conosciuti, visto il tempo passato dal suo ultimo contatto con la civiltà, sarebbero comunque morti. Si sente un estraneo, invitato al proprio matrimonio.
Un'apposita stanza è stata adibita all'interno della centrale per il cambio d'abito della sposa, che accompagnata dalle ancelle si appresta ad indossare il vestito.
Occhi chiari, capelli chiari, di poco più alta dello sposo. Lei è molto bella, lui ha sulla faccia e sulla schiena il peso di quattrocento anni di vecchiaia.
Un uomo dal volto assai simile ad un cantante milanese morto da meno di cinque anni avvicinandosi le mette nella mano una fetta di limone:
"Questo è un omaggio da parte mia. Le giuro che non marcirà mai, e se dovesse marcire la risarcirei col mio cuore."
"I rimpianti che sto coltivando oggi nel mio cuore sarebbero sufficienti a far marcire un bosco di equiseti."
Un gruppo di giovani sulla ventina, in numero di tre, si fanno strada tra gli altri invitati. I loro modi sono rustici, le loro andature incerte, in netto contrasto con le proporzioni salde dei loro arti. Tutti vestono dei completi marroni.
Huang, non in ottemperanza con l'uso dei matrimoni occidendali, di sua sponte propone un brindisi alla felicità finalmente raggiunta. Non specifica da chi, però, sta venendo raggiunta.
Le ancelle della sposa dopo averle fatto indossare l'abito cerimoniale si dileguano, in prospettiva di una pausa sigaretta. Uscite all'aperto vengono avvicinate dai giovani in completo marrone, disinibiti e palesemente intenzionati a procreare.
"Il modo in cui sono ritrovata a sposarlo non è chiaro. Stiamo scherzando? Non è stato chiaro a proposito della sua età, ma posso tranquillamente immaginare che ne abbia più di settanta. Devo sperare che muoia, e non sia in grado di adempiere ai suoi doveri coniugali. Aspetto la morte o chiedo l'annullamento rotale. I miei genitori, perché mi fanno questo? Quanto può essere grande la dota portata in dono da quest'uomo. Questa è la fine della mia giovinezza. Tu Robespierre cosa mi dici?"
Non è abitudine di un coniglio parlare. Un coniglio non parla, a dispetto della credenza popolare, neppure sotto tortura.
"Sì, io la amo. E' stato amore a prima vista. L'ho vista ed ho capito. Il suo viso, le sue perfette proporzioni, il modo in cui la vita si incastra sui fianchi, le gambe e le ginocchia minute... Ma ditemi, non siamo una bella coppia?"
Il gelo. Nessuno degli sconosciuti invitati risponde a Huang.
Il suo sguardo si incupisce, abbassa di qualche millimetro le palpebre quasi a scrutare con disappunto.
Stupisce che un vecchio sia così autorevole. Piove una doccia di pareri positivi: "Si, insieme state benissimo, per davvero, fatti l'uno per l'altra, anche per una questione di tratti somatici, è difficile pensarvi isolati..."
Huang sorride.
Toc, toc.
"Chi è?"
"Mi faccia entrare signorina! Sono quello del servizio in camera."
"Servizio in camera?"
Il bizzarro siculo-marsigliese con sul groppo un guscio di testuggine si presenta.
"Il mio nome è Carmine Maggiongo, e mi trovo qui per i compiti per cui lei in persona mi ha convocato."
"Scusi? Guardi, non ho tempo da perdere. Se è davvero sicura che io non possa fare nulla per lei, me ne vado all'istante e buon matrimonio. E' proprio sicura allora?"
"Non capisco. Sono confusa. Perché ha quel guscio di tartaruga sulla schiena?"
"E' un guscio. Serve a proteggere la mia povera schiena dagli urti della vita."
"Ah... ho capito."
"Non mi sembra fiduciosa. Mi dica, non si fida di me?"
"Io non so neppure chi lei sia."
"E' importante? Io sono un impiegato diciamo. Il mio settore sono gli annullamenti matrimoniali, diciamo."
"Ma chi le ha detto che io avessi bisogno di lei?"
"Ma allora vede che ha bisogno di me? Su, su, non faccia complimenti. Da quello che ho capito per qualche motivo lei si trova a dover sposare quel maledetto vecchio perché i suoi genitori accecati dalla cupidigia hanno deciso di farla sposare con quel maledetto vecchio. Ma non si preoccupi, ho già un mio piano per impedire la celebrazione del matrimonio."
"No, aspetti. Io voglio capire come fa lei a conoscere queste cose."
"Ancora... Se lei fosse una persona normale io non sarei mai venuto fin qui, ma abbia, signorina, la decenza di ammettere la sua straordinarietà. Lei è una chimera, proprio come me. Il motivo dei suoi aborti, aborti avuti anche quando era vergine. Lei ha perso la sua verginità partorendo tre gattini morti, signorina. Lei è speciale nei suoi geni, prima ancora di essere bellissima all'occhio comune. Il vecchio di questo non ne è cosciente, ma col suo fiuto vecchio di quattro secoli ha colto qualcosa in lei che mancava alle altre giovani di Saint Malo. Non crede?"
"Una chimera? Ma cosa sta dicendo?"
"Ora le spiego."
Stacca il guscio, e lo appoggia faticosamente a terra. Poi mostra la schiena alla ragazza. Processi spinosi delle vertebre extracutanei, spaventosamente prominenti, e coperti da uno spesso strato di muco verde luminescente. Conati colgono la giovane, che vomita solo qualche schizzo in virtù della colazione non fatta.
"E' una reazione comune. Non si deve preoccupare, non mi offendo. E' però necessario che lei lecchi la mia "cintura rachidica", che lecchi bene ed inghiotta quel muco, servirà a facilitarle la fuga al momento giusto. Le consiglio di spogliarsi, o sicuramente sporcherà il suo così bel vestito, degno sicuramente di essere riutilizzato con un amante più degno di quel Huang. Non tema, i miei istinti sessuali si sono spenti da tempo."

"E' arrivato il prete?"
"Si, signor Huang." Risponde uno degli intendenti del cathering cerimoniale.
Ed arriva il prete, con occhiali da vista con larghe  ed alte lenti, un orientale, probabilmente un filippino. Cattolico malgrado il sorriso e la compostezza mandarina.
Spogliata anche del suo intimo, e con lo stomaco in subbuglio, stesa accanto al signor Carmine seduto, con la lingua raccoglie il muco presente sulla schiena dell'esperto.
"E' un sapore strano, vero? Fa vomitare, eppure ne potrebbe bere anche un bidone."
La ragazza striscia via, si stringe il ventre, urla e partorisce un uovo.
"Glielo spiego subito signorina, in quell'uomo c'è nostro figlio, e si tratta di un pulcino."
"Ma che cosa mi ha fatto?"
"I miei spermatozoi, nuotano in fretta ed attraverso i tessuti. Non si preoccupi, questo fa tutto parte del piano."
"Ma quale piano? Ora io scappo via."
"Non sia sciocca. Sa quanti anni ha Huang?"
"No, lo ignoro. Ma penso che ne abbia abbastanza da essere un imbecille fuoricontrollo."
"Fa male ad ignorare, glielo dico io. Huang ha oltre quattrocento anni, e ci tengo a precisare che se è vissuto così a lungo e solo perché ha imparato a programmare con estrema precisione ogni sua mossa, ed a ridurre allo zero i movimenti inutili. Huang programma anche i suoi respiri, e malgrado tutto quando commette un errore, perché anche lui ne commette, è in grado in pochi istanti di stabilire una nuova strategia in grado di portarlo comunque alla vittoria."
"Quattrocento anni?"
"Se li porta benino. Ma non abbiamo tempo da perdere, ora lei si rivesta."
"No, ora io scappo via."
"Ma allora non capisce? Huang ha già predisposto tutto. Se lei fugge i suoi genitori saranno i primi a morire, e poi toccherà a tutti gli altri, me compreso. Dobbiamo agire in maniera preventiva."
La marea al minimo durante la mattina, si rialza e la centrale installato sotto un braccio di mare riprende a far rumore.
Uno tra gli invitati, giovane di bella famiglia, senza preconcetti e per sua natura ben disposto all'infastidire chiunque si avvicina al maestro di Go.
"Bell'affare comunque con Nicoletta. Una come lei... che donna. Tutti al circolo di tennis la volevamo sposare. E non dico scopare, ma sposare. Non so se mi spiego. Lei però stava sempre sulle sue, e noi ci consumavamo gli occhi. Sa che per due anni non sono riuscito a toccare una ragazza per quanto mi piaceva Nicole. Una gran donna. Ed ora lei, che potrebbe essere il nonno del nonno di mio nonno arriva e se la prende. Ma cosa ha trovato Nicole in un vecchio bacucco come lei?"
"Io, so fare i conti. Tu oggi non avrai fortuna."
Le viscere si sciolgono con rapidità incredibile, ed il giovane di bell'aspetto corre in bagno. Mugolii di piacere serrati da palmi umidi, puzza di genitali, si siede e l'intestino si svuota. Il succo è acido e rosso. Lo sfintere rimane decontratto. Gocciola sangue. La pressione sanguigna di abbassa.
Una voce di donna mugola: "Ma che puzza-ah-ah-ahhh."
I cani sciolti non stanno ostacolando la propria sete riproduttiva ed i loro feromoni afrodisiaci gli permettono di avere ragione di qualunque pudicizia.
Il giovane dall'intestino elettrico chiudo gli occhi e lascia scivolare la testa indietro.

"Tenga pure, è un omaggio, ci penserà un domani a sdebitarsi."
"A cosa mi serve una fetta di limone?"
"Serve sempre. Magari le capita una gazzosa e le da noia berla senza il giusto complemento di gusto, non trova?"
"Terrò presente."
La sposa bellissima emerge, il prete sistemato tra le trafile di legno sorride. La marcia nuziale si infiamma, e la piccola orchestra di Rue Le Fontaine piange dall'emozione. Non ci sono sentimenti da coronare in matrimonio, c'è la lussuria di un vecchio che non è mai riuscito a sposarsi, ed il dramma di una giovane che pur essendo la più bella della città cela a malapena la sua natura mostruosa.
"Il mio destino -pensa- non è quello delle altre ragazze. Io il peccato ce l'ho dentro. Questo è quello che merito, una punizione divina."
Entrambi di fronte al sacerdote che inizia a recitare la formula, dopo aver allenato la propria memoria taglieggiando le parti inutili di una messa cattolica.
"Allora, accetti tu, Huang Longshi, di accettare Nicole Jeun come tua leggittima sposa, in salute e malattia, in ricchezza ed in povertà, di amarla e rispettarla finché morte non vi separi?"
"Io... non sono cattolico. Comunque, sì."
"Ma come non è cattolico?"
Huang ha commesso un errore, un errore pacchiano e veramente deplorevole.
Incunea gli occhi e fa capire al prete che non c'è tempo per ricamare su un vizio di forma.
Il prete riprende: "E vuoi tu, Nicole Jeun, prendere Huang Longshi come tuo leggittimo sposo, in salute e malattia, in ricchezza ed in povertà, di amarlo e rispettarlo finché morte non vi separi?"
Silenzio. Si alza il vento, fruscio di aria contro vicine sabbia e acqua. Una meteora? No, solo un gabbiano che cade stramazzato per terra.
Una voce dal fondo: "E' di buon augurio!"
"Allora cara, non mi vuoi come sposo?"
Si guarda in giro. Non c'è traccia delle ancelle. In prima fila il siciliano suo presunto amico giace immobile con un paio di occhiali da sole. Respira? E' vivo? Huang ha già compiuto la sua mossa?
"Molte cose avevo previsto, ma non la tua sfacciataggine. Quattrocento anni di decisioni corrette e mi trovo a perdere l'onore per colpa di una stupida ragazzina."
"E' morto! -urla- il signore in prima fila è morto!"
Sgomento. Non solo il signore in prima fila è morto, ma quando si prova a smuoverlo il guscio di tartaruga che ne copre la schiena cade in terra, e lascia scoperte appendici ossee non umane, orribili mucose che puzzano della materia primordiale che compone l'uomo.
Il prete si fa prendere dal panico, fugge capendo che c'è qualcosa che non va saltando il recinto di fuga e finendo in mare.
"Questo ti costerà molto caro, cara."
"Ormai, il danno... è fatto."
"Sì, è vero. Ed è giusto che tu abbia quello che ti meriti."
Un colpo secco di pistola. Succo di limone ovunque.
"Mentre meditavi sul come reagire al tuo disonoramento hai abbassato la tua difesa."
Poggia il cestino di limoni il sosia di Giorgio Gaber.
"Qui abbiamo fatto una bella limonata."
La macchia di sangue si allarga sul ventre del vecchio, e lacrime gocciolano lungo le rughe, andandosi a raccogliere in una fossetta sopra il mento.
"Io, sono sopravvissuto a rivoluzioni, guerre, spargimenti di sangue, le vendette dei parenti di coloro che ho ucciso in reazioni a catena che mi hanno reso sempre braccato e sempre carnefice. Che sia questa una liberazione?"
"Non so cosa dire, ti avevo avvertito che avrei preteso un pagamento."
Raccoglie le lacrime del vecchio in una boccetta, e poi anche quelle di gioia di Nicole.
"Ho avuto il mio pagamento. Addio."
Gli invitati sono congelati.
"Mah -chiede Huang durante il proprio tempo di morire- chi... ti... ha invitato?"

postato da zagabria · permalink · commenti

giovedì, 06 marzo 2008, 19:36

Era la notte del 30 febbraio e sentivo un dolore fastidioso alle tasche che mi ricordavano vagamente il profilo di Giorgio Gaber. Il giorno dopo, il 31 febbraio mi sarei dovuta maritare, e finalmente mi sarei tolta il grosso peso della cintura di castità.

Il mio futuro marito, che somigliava a Giorgio Gaber,  mi aveva comprato dai miei genitori per due cammelli e una carota, promettendomi tanto amore e una fornitura a vita di shampoo antiforfora, così giovane e inesperta mi lasciai andare a queste avances, pronta a inserirmi nel baldacchino nuziale. Mi assopii con questi pensieri e quando mi destai era mattino, mi lavai i denti, il viso, le ascelle e lucidai la cintura, dopodiché feci uscire i nani vivi da giardino, i quali somigliavano un po' a Giorgio Gaber, per farmi condurre alla centrale massoelettrica di mia zia Pesha adibita a chiesa e consacrata da Padre Crispino della parrocchia accanto, dove sarebbe avvenuto il matrimonio. Tutto era come previsto, a parte Padre Crispino in preda a una crisi mistica dovuta ai fumi dell'alcool. Oh, ero disperata quando anche mio marito finì in analoga crisi dovuta nuovamente a fumi dell'alcool, e si chiuse in sagrestia a esplorare il corpo umano col prete. Allora si rivelò che il testimone di nozze,un cinese campione di go vissuto nel XVII secolo chiamato Huang Longshi, era innamorato di me e decidemmo di sposarci, ma il ministro del culto era occupato, così cademmo nella disperazione più desolante e urlammo e ci strappammo i capelli. A udirci fu il filippino uguale identico a Giorgio Gaber che regala i giornali gratis tipo “metro” o “leggo” e ci rivelò che in realtà come secondo lavoro fa il sosia di Giorgio Gaber nei bar, e che come terzo lavoro fa  il capitano delle navi, e poiché l'energia prodotta in quella centrale veniva  dalle maree potevamo sposarci prima che la mia cintura si arrugginisse. Ma zia Pesha si rifiutò, i cinesi sono una razza bastarda ed è risaputo che hanno il pene piccolo. Presa dal panico per questa orrenda notizia mi si ruppero le acque e partorii un cammello. No, dromedario, aveva due gobbe. Una delle gobbe tral'altro era sputata Giorgio Gaber. E tutti scoprirono che non ero grassa ma incinta. A seguito di questa sconveniente notizia zia Pesha si rese conto che nessun altro disperato sarebbe stato disposto a sposarmi ed acconsentì al matrimonio e si diede inizio alla cerimonia, fino al bacio finale, che dall'emozione mi fece ri-rompere le acque e partorire un uovo sodo di struzzo. Mentre mio marito cinese piangeva lacrime sicuramente di gioia, ricevette una grossa botta in testa da una zampa di gorilla mummificata. Era Giorgio Gaber. Con un sacco di limoni che lanciò in aria ed affettò con la sua katana estratta da… Comunque disse che erano gratis e mi abbuffai colta dalle voglie della gravidanza. Quando mi sentii sazia riecheggiò per tutta la centrale massoelettrica una risata malvagia. Gaber rapii mio marito per avere una fornitura di lacrime a vita e scappò in Lapponia per conoscere di persona babbo natale. Sconvolta partorii un coniglio, e decisi di dargli il nome di mio marito.  E vissimo felici e contenti, io, i nani, Pesha e i nostri figli toporagni.

 

postato da zagabria · permalink · commenti

giovedì, 06 marzo 2008, 10:06

Immobile, la testa rivolta allo schermo dove vedeva pulsare il cuore della creatura che aveva in grembo, Gea rivolgeva sporadiche domande al dottor Mouse. Il dottore rispondeva a voce bassa, tremante, per paura d'esser sorpreso nello svolgere un accertamento non autorizzato dalla legge.

Dopo una visita meticolosa, con le lacrime agli occhi di chi sta considerando l'opzione di abbandonare il camice per la vanga, il dottor Mouse disse a Gea di rivestirsi.

Gea notò la disperazione negli occhi dell'uomo e ne sorrise con l'aria di chi compiange e in parte deride la superficialità dei tre quarti della stirpe umana.

Quindi il piccino sta bene, nascerà sano, vero?”

Gea fece la domanda come per aver conferma di qualcosa di cui era già intimamente certissima. In effetti non era stata lei a volere la visita, ma il suo futuro sposo, inesperto in campo di paternità.

Il dottor Mouse era stravolto e riuscì a rispondere solo grazie a una manciata di parole recuperate a casaccio dal dizionario, per di più balbettando.

Io...io non sono ben sicuro, io non so darle una risposta...Lei non capisce...Tutto ciò è assurdo...”

Come? Ci sono problemi? Oppure è preoccupato per aver effettuato la visita? Sa bene che io non parlerò con nessuno e non corre pericoli”

No, ma no...Si, insomma, lei sa bene che io sono un medico del lavoro e quindi non avrei potuto farle questa ecografia; è stato solo grazie all'insistenza del suo compagno se siamo arrivati a questo punto. D'altra parte, Huang mi ha salvato dalle richieste asfissianti di Rebag, ed io gli devo gratitudine eterna, per avermi liberato da quel truffatore. Ma veda, il problema reale non è questo. Io sono davanti ad un assurdità, sulla quale non posso pronunciarmi. Il fatto è che...che io...che lei aspetta, si insomma...un coniglio!”

Gea lo guardò sorridente, al solito e si trattenne a stento dallo scoppiare in una risata fragorosa, davanti a quel suo povero sguardo da inebetito.

Dottore, nulla di assurdo. Io già sapevo di aspettare un coniglio!”

...Come?”

Si, veda, so che non è scientifico, ma io ne ho la certezza tramite il sogno”

Il dottor Mouse era sull'orlo del precipizio e stava per sviluppare repentinamente una rara sindrome, in cui a stati di malessere psichico si assommano malattie opportunistiche di ogni genere e specie, scaturite dalla presa di coscienza di aver buttato la vita al cosiddetto cesso. Combattendo fra il desiderio di abbandonarsi alla suddetta sindrome, (comprendente in formato all inclusive crisi di panico, paraplegia, ictus, gonorrea, epilessia, cancrena generale del corpo, vomito a schizzo, perdita degli arti superiori, caduta degli occhi dalle orbite, nonché idrofobia) e la volontà di resistere fino alla fine della visita (non si sarebbe mai potuto perdonare di esser diventato da medico, paziente) radunò tutte le sue forze, finse la compostezza e disse:

Bene, benissimo...molto bene, allora! Lei lo sapeva?! Benissimo! Dunque e allora, allora, felicitazioni, ecco, lei aspetta un bel coniglietto! E' felice? E...eh...e certo, si che è felice! Ah, uhm, però, signorina, io, io mi rendo conto che per la sua situazione lei puntava molto su di me, non potendo rivolgersi ad altri medici in paese, ma purtroppo io non posso dirle nulla di specifico, poiché ehm, oh, ehm, io vede, io, io non sono un veterinario!”

Certo dottore” Gea rispose “Lei è stato fin troppo gentile con me, io capisco perfettamente; ma se solo potesse dirmi se ha riscontrato delle anomalie, vede, io mi sentirei più tranquilla”

No, mi è sembrato ecco, che fosse un coniglio perfetto, insomma...”

Ne sono felice, dottore”

In seguito giunse un momento di silenzio, il dottor Mouse era evidentemente provato dalla situazione e cercò nelle carte sulla scrivania un diversivo agli occhi di quella donna che sedeva sul lettino del suo piccolo studio. Gea comprese il suo stato d'animo, ma non lo approvò. Si rivestì in silenzio, in seguito ringraziò il dottore, che ora era seduto alla scrivania con la testa fra le mani e tratteneva con le ultime forze che gli erano rimaste dei lacrimoni pesanti all'incirca venticinque chili: cominciava a pensare che sarebbe stato meglio continuare ad essere perseguitato da Rebag (il frodatore del paese, che dispensava limoni affettati con la scusa che fossero regali, per poi esigere ampolle e ampolle di pianto in compenso, che accumulava per poter risolvere a modo suo il problema della cattiva distribuzione idrica in Africa, continente a lui del tutto ignoto, ma dal quale provenivano i suoi nonni), piuttosto che subire una tale poderosa mazzata.

Pertanto rispose con un confuso e arrabbiatissimo “arrivederci”.


Gea, uscita dallo studio, trovò Huang, il suo futuro sposo, ad aspettarla.

Huang era un uomo dalle spiccate capacità cerebrali, con una storia personale alquanto sorprendente. Era vissuto secoli addietro sotto una delle importanti dinastie cinesi d'altri tempi, riscuotendo enorme fama e successo di pubblico come giocatore di Go. Pertanto si era guadagnato un posto come ospite fisso in un talk show, ove un giorno fu introdotto un lungimirante scienziato, inventore di un prototipo ben funzionante di macchina del tempo. Huang volle provarla, offrendosi per viaggiare nel futuro, avanti di circa quattro secoli e, resosi conto che nel XXI secolo esistevano talk shows molto più interessanti di quelli del suo tempo, decise che lo scienziato che gli aveva squarciato il velame del futuro avrebbe dovuto ibernarlo e lasciare disposizioni affinché fosse scongelato dopo quattro secoli. L'ibernazione andò felicemente in porto e fu così che nel XXI secolo il mondo si ritrovò un giocatore ultracentenario di Go e nessuna macchina del tempo, dato che il prototipo ben funzionante fu distrutto in una puntata del talk show seguente il primo esperimento da un'orda di tartari ubriachi, che, inoltre, trucidarono l'inventore.

Ma torniamo ai nostri amanti, che potrebbero stancarsi di questo flashback, dato che nella sala d'aspetto di Mouse non ci sono sedie.

Amore” disse Gea “non speravo di trovarti qui...Sai che è rischioso!”

Si...ma dimmi tutto”

Gea lo guardò con un'occhiata profonda e preoccupata, ma poi si rilassò, considerando le qualità del suo uomo.

E' sano, nascerà bene, me lo sento”

Gea aveva già informato Huang del fatto che il loro concepito era un coniglio e Huang, uomo dalle vedute più che ampie, non aveva battuto ciglio alla notizia; piuttosto, aveva riesumato il suo antico (in termini metaforici e fisici, nel caso suo) interesse per la scienza, abbonandosi a cinque riviste biomediche e scientifiche, per capirci qualcosa di trasmissione dei caratteri ereditari. Ma non aveva battuto ciglio.


Gli innamorati si avviarono in silenzio all'uscita della centrale idroelettrica, dove Gea aveva effettuato la visita. Era qui che Huang lavorava.

Huang infatti, giunto nel XXI secolo, capì che come prima cosa avrebbe dovuto cercarsi un lavoro, non potendo ancora giocare a Go, per una questione di rispetto nei confronti dei giovani giocatori; e non volendo partecipare a talk shows, dove sentiva che sarebbe stato trattato come una sorta di cavia da laboratorio. Si mise quindi in viaggio, per esplorare questo mondo nuovo, alla ricerca di un lavoro, alla ricerca di qualcosa che lo colpisse tanto da indurlo a fermare il suo cammino. Viaggiò molto e un giorno di primavera giunse in Bretagna, a Saint Malo, ove si imbatté in una creatura tanto misteriosa quanto bella e perfetta: Gea. Costei portava in sé un fascino fatale, scandalosamente fuori dal comune; naturale, semplice, eppure estremamente complessa. Dolce, buona, eppure così forte e selvaggia. Huang non dubitò neppure per un secondo che sarebbe stata la donna della sua vita. Pertanto, per essere alla sua altezza, seguì un corso di aggiornamento sul “Funzionamento del mondo nel XXI secolo”, indirizzatovi da Rebag, il ladrone di lacrime, e apprese da Gea le lezioni di vita ed amore che ella gli impartiva giorno dopo giorno. Anche Gea, infatti, aveva subito scoperto in Huang qualcosa di straordinario e finì per perdersi nei suoi occhi a mandorla, amandolo in ogni molecola che lo componeva e che espirava, affascinata dalla sua storia personale, colpita dalla sua intelligenza assolutamente superiore, rapita dall'esotismo dei suoi tratti orientali e dai suoi modi eleganti, che molto avevano conservato dell'ambiente imperiale frequentato un tempo.

Quando fu pronto per essere presentato al mondo esterno, Huang chiese alla famiglia di Gea la mano della bellissima ragazza, ma non riscosse successo.

La famiglia di Gea, infatti, era costituita da persone molto conservatrici, che non vedevano di buon occhio gli immigrati. Per rendere una vaga idea possiamo riferire che il nonno di Gea, si faceva chiamare dagli amici bretoni “Humbert Bossì”.

Nonostante la ferma opposizione della famiglia, Gea non volle privarsi del solo motivo di felicità che la vita le avesse fino ad allora offerto e fu così che lasciò la casa, per convivere con Huang. Egli, intanto, aveva ottenuto un posto di lavoro presso la centrale di Saint Malo, che illumina il paese con l'energia mareomotrice.

Ma i loro problemi non si risolsero con la semplice fuga di Gea da casa; infatti la famiglia di lei costituiva la stirpe di medici dominante nella cittadina e quindi lei non avrebbe potuto recarsi da nessun altro, a parte il medico competente della centrale, per effettuare gli accertamenti sulla salute della sua creaturina, a cui Huang teneva tanto.


Usciti dalla centrale, i due amanti si diressero verso la cappella della centrale stessa, ove avevano deciso di sposarsi di giovedì, lontani dagli occhi di tutti. La centrale, infatti, aveva una cappella, quasi sempre deserta, per gli operai credenti; il datore di lavoro, molto premuroso, non voleva infatti che i suoi operai si spostassero lontano dalla centrale nelle ore non lavorative, per evitare che incorressero nei pericoli dello stress e del mondo esterno. Insomma, la centrale funzionava come una specie di RUI per studenti cattolici. Era proprio un brav'uomo, il datore di lavoro. Non poteva soffrire l'idea che i suoi amati operai, pagati col baratto e con i buoni pasto per la mensa della centrale, incorressero nella stressante vita esterna al luogo di lavoro, ove erano stati trasportati da paesi non ben specificati, con bende sugli occhi, ben stipati in celle frigorifere, per evitare il caldo. Huang era l'unico ad esservi arrivato con le sue gambe e perciò il datore di lavoro continuava a guardarlo con aria circospetta e minacciosa, come si fa con qualcuno che si sospetta essere una spia.


Camminando verso la cappella, Huang si domandava ancora cosa contenesse esattamente il suo DNA, dopo quattro secoli di ibernazione, per aver generato un coniglio. Quel che Huang non sapeva, e che sapeva solo Gea, è che ella aveva già ingenerato più volte creature non umane, con gravidanze spontanee, in una partenogenesi del tutto naturale, dato che si trattava di “figli della terra”.

Gea invece si chiedeva come mai stavolta filava tutto così liscio: le altre gravidanze avevano sempre avuto esito infausto. Giunse alla conclusione che la Terra, seppure ha una sua forza innata di vita e di generazione, può dare il meglio di sé solo quando è colonizzata dal seme dell'Amore, unico, vero motore della vita. Gea aveva conosciuto qualcosa di completamente nuovo, che stavolta la aiutava a generare un figlio sano: era l'Amore per il suo Huang.

I due amanti camminavano in silenzio, lanciandosi rapide e tenere occhiate e sorrisi di complicità, del tutto assorti nella loro solitaria felicità.


Il prete era già lì ad attenderli, con quel sorriso bianco e luminoso, che spiccava gioioso nel suo bel viso scuro. Egli infatti era un lontano cugino afro-bretone di Rebag, il venditore di limone affettato. Li accolse a braccia aperte e cominciò il rito sacro.

Alla fatidica frase “Chi è a conoscenza di qualche impedimento per cui quest'uomo e questa donna non dovrebbero unirsi in matrimonio parli ora o taccia per sempre” (che in quel contesto desolato, con i soli sposi, il prete afro-bretone e due testimoni assunti a pagamento su ebay, suonava piuttosto fasulla) all'improvviso tuonò una voce:

Fermi tutti!”

Al che il prete pensò: “Eccoci di nuovo, è la terza rapina alla cappella in un mese...Bruceranno tutti all'inferno, miserabili blasfemi, eresiaci, tamarri, berlusconiani, zoticoni, figli di Giuda e Caino nonché di Mastella...”

Ma dovette ricredersi subito, perché in effetti a parlare era stato il padre di Gea, che capitanava una piccola folla di persone trafelate, i familiari di Gea, che avevano avuto una soffiata da Rebag, in cambio di un po' di lacrime, riguardo al matrimonio. Rebag in effetti voleva un'ampolla di lacrime a testa, ma fece lo sconto quando qualcuno gli disse che assomigliava tanto a un defunto cantautore italiano; sentendosi elogiato, da grande amante dell'Italia, per la sua stretta vicinanza all'Africa (e anche per alcune altre somiglianze fra il Belpaese e il Vecchissimo Continente, che non ci soffermiamo a discutere), procedette all'abbassamento della tariffa.

Dunque la famiglia era lì, riunita. Istanti di silenzio gelido pervasero la cappella; l'aria divenne densa e opprimente, finché la madre di Gea, prorompendo in un pianto disperato disse:

Figlia mia, perdonaci! Non avremmo mai voluto allontanarti così tanto da noi...il tuo matrimonio, la tua felicità, la tua vita: noi vogliamo esserne parte! Ho riflettuto tanto e ho scritto anche molte lettere alla rubrica di “Mamma Agnese” - la rubrica per mamme affrante del settimanale di gossip che mi piace tanto! - e infine ho capito di aver sbagliato: “Mamma Agnese” quindi mi ha consigliato di venire da te e chiederti scusa, a nome di tutti noi! E ora eccomi, eccoci, Gea...Perdono!” In questa partì un famigerato tormentone italiano di Caterina Caselli (suggerito da Rebag, filoitalico, abbiamo visto) e la famiglia si sciolse in lacrime disperate.

Gea e Huang, ormai senza parole, si guardarono afflitti per la demenzialità della situazione e pensarono che l'unica cosa da farsi sarebbe stata accettare le scuse di buon grado, facendo finta di essere commossi, per continuare il rito.

Dopo interminabili abbracci di riconciliazione, i due innamorati si rivolsero al prete, un po' seccato, e ripresero la celebrazione da dove era finita, concludendola con un bacio che avevano desiderato darsi per tanto tempo.

A rito ultimato, la mamma di Gea trascinò tutti ad un buffet improvvisato negli ultimi trenta minuti, mostrando abnormi capacità organizzative, nonostante i suoi evidenti problemi con l' IQ. Fu così che la famiglia festeggiò un matrimonio che fino a pochi istanti prima non s'aveva da fare, ma di ciò il prete fu molto entusiasta, potendo sfamarsi dopo un mese di carestia dovuta alle rapine; e anche Rebag fu felice, dato che raccolse un po' di lacrime extra dagli invitati dell'ultimo momento e anche dagli imbucati.

A sera, liberatisi dal manipolo di parenti e amici che non avrebbero voluto intorno, i nostri sposini, stanchi, ma per nulla scalfiti nella loro sacra felicità, tornarono a casa, la casa poco distante dalla centrale che Huang aveva comperato su suggerimento del datore di lavoro.

Dopo pochi minuti dall'arrivo, finalmente uniti per sempre, si stesero a letto, spensero le luci e rimasero abbracciati e muti, per attimi interminabili.

Il cuore del coniglietto batteva fra di loro.




postato da zagabria · permalink · commenti

lunedì, 03 marzo 2008, 23:30
Il tempo passa, l'orzata muore, poi ritorna, senza rinascere.
Non è una fenice, è uno zombie, e si trascina un lenzuolo sporco e pieno di porcherie. Chi tocca il lenzuolo o l'orzata ovviamente diventa all'istante a sua volta uno zombie.
Visto che il vintage si usa ci riappoggiamo allo scheletro di una nostra vecchia sfida, io Zagabria e lo storico 11.

Luogo: una centrale massoelettrica (centrale elettrica la cui energia prodotta deriva dalle maree).

Tragedia: il matrimonio.

Lo sposo: Huang Longshi, campione di Go vissuto nel 17esimo secolo, della cui morte non si è certi.

Problematica: Contrarietà (da parte di uno degli sposi, dei parenti di uno degli sposi, o di passanti vari/personaggi assimilabili a Don Rodrigo) al far celebrare il matrimonio.

Personaggio che celebra il matrimonio: ovviamente di colore, o al massimo massimo filippino

Elemento Folkloristico ricorrente: sosia di Giorgio Gaber che distribuisce fette di limone inizialmente a titolo gratuito,  chiedendo successivamente un compenso in lacrime

Segreto della sposa: essa ha varie volte abortito feti animali morti, ma si è quasi sicuri che il coniglio che porta con se sia in realtà suo figlio.


Limite di parole fissato a 3000, termine ultimo di consegna 10 marzo.

postato da zagabria · permalink · commenti

archivio
oggi
aprile 2009
marzo 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
sfoglia per autore o per sfida
commenti recenti
Citazione dell'anno
Milva manda affanculo ad una certa età. Non cadiamo nella sua trappola dell'odio, vogliamoci bene utilizzando quello che la natura ci offre. Più sapone per tutti, non sprechiamo l'olio andato a male, qualcuno, specie in stazione, ha bisogno di una saponetta.
Il nodo della questione (tricotica)
I problemi veri iniziano quando sei convinto di starti muovendo nel giusto, e tutto va a puttane. I passanti si domandano dove tu stia andando, anche se non sei vestito in modo da attirare l'attenzione. L'odore più selvatico, quello del sudore decomposto. Saluta tutti quanti, non dimenticare nessuno. E' necessario, è necessario, è doveroso. Anche Alberto Angela me lo faceva spesso presente ai bei tempi.
La sfida non finisce mai
Mille altre sfide seguiranno questa. Occorre che i giovani si impegnino in queste imprese, oltre che al recupero della Corsica, anche attraverso una banda armata di matrice piratesca.