Utente: zagabria
Nome: Antonio Zagabria
Sono uno studente, almeno sulla carta. Spesso vengo coinvolto in risse o gare di lancio del coltello. Neppure i normali duelli a colpi di arma bianca o nera mi vengono risparmiati. Abito in una capitale europea il cui nome è l'anagramma di mora. Studio medicina, dunque attenti al buco del culo.

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Progetto Orzata Nera
Un progetto probabilmente forzato, ma indispensabile nella lotta al dispotismo del cattolicesimo, sin dai tempi in cui Caino colpì Abele, con il cuore pieno di affetto nei confronti del fratello, liberandolo dalla schiavitù di un lavoro noioso.
domenica, 01 luglio 2007, 11:30
Mai nessuna rapina, che io ricordi. E' così evidente che non ho nulla che valga la pena rubare? Il telefonino da un'altra epoca, qualche banconota accartocciata sparsa per le tasche, un paio di ciondoli che hanno significato solo per me. Fuori da Mira al sabato sera c'era tutto il liceo, centinaia di motorini attorno a una pizzeria di pochi metri quadri. Il biondo passava e prendeva a tutti qualcosa. A volte li picchiava anche se gli avevano già dato soldi e catenina, solo perché stavano con qualche  ragazza che piaceva a lui (e gli piacevano tutte). Poi passava accanto al mio gruppo. Non che fossimo amici, ma eravao gli unici che trovava al biliardo alle tre del pomeriggio, nella salagiochi-covo sgangherata del nostro quartiere (il "quartiere brutto", non c'è neanche bisogno di dirlo). Mi dava un'occhiata veloce, ricordava di aver giocato a carambola con me, e passava al prossimo della fila.

Di minacce invece ne ricordo tante. Qualcuno direbbe che è il karma per quell'estate che passai con Ramon a terrorizzare chiunque ci capitasse a tiro. Non ricordo come ci siamo conosciuti. Non ricordo neanche che qualifica avesse: non era il figlio di un camorrista, non era un genio delle arti marziali, non aveva avuto un'infanzia difficile. Era semplicemente convinto che nessuno potesse batterlo, e in effetti sembrava proprio così.

Allora andavamo in giro e litigavamo con tutti quelli di cui andava di moda avere paura. Eppure non importava quanti sforzi facesse, sembrava condannato a restare per sempre uno sconosciuto. Per nascondere la sua ossessione aveva progettato un piano: io andavo a spintonare e infastidire il gruppo, e lui stava nascosto finché loro non decidevano di ribellarsi. Il sottinteso era che se l'avessero visto sarebbero scappati subito togliendoci tutto il divertimento, ma la realtà è che non sarebbe cambiato nulla, perché nessuno sapeva chi fosse Ramon, neanche quelli che aveva malmenato la sera precedente. Nessun altro oltre me ricorda Ramon; non mi stupirei se un giorno dovessi scoprire che era un amico immaginario.

Ma l'equilibrio è stato ristabilito, comunque.

Spedizioni punitive? Litigi con qualcuno che pensa che tu l'abbia guardato storto, o fissato per un secondo di troppo la sua ragazza? Una banda di immigrati voleva pestarci per farsi dire come avevamo fatto a scassinare la macchinetta degli snack. Il mio socio era del loro stesso paese e ha capito che cosa stavano dicendo; una frase urlata nel loro dialetto è bastata a confonderli il tempo necessario per passare oltre e scappare. Gli incontri notturni con nordafricani ubriachi meriterebbero una categoria a parte. Iniziano con un litigio e finiscono con il mio nuovo amico che mi impartisce una lezione sulla vita (l'argomento può andare dal semplice "perchè le donne sono tutte puttane" al più interessante "la mia tecnica personale per fare viaggi astrali").

L'ultima cosa che ricordo è uno spacciatore che si lanciava addosso a un mio amico perché gli aveva raccolto da terra un pacchetto di sigarette nel quale nascondeva il fumo da vendere. Perché poi se l'e' presa anche con me? Se ricordo bene, perché mettendomi in mezzo gli ho dato del lei. Venti metri più in là, mentre la nostra amica slegava la bici e lo spacciatore da lontano continuava a urlarci che stava per ucciderci, due tipi sdraiati sul marciapiede mi dicevano che l'unico mezzo di trasporto conveniente per la città era il cavallo. "L'unico lato negativo è che ti cagano in casa. Ma casa mia è un prato!".



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Citazione dell'anno
Milva manda affanculo ad una certa età. Non cadiamo nella sua trappola dell'odio, vogliamoci bene utilizzando quello che la natura ci offre. Più sapone per tutti, non sprechiamo l'olio andato a male, qualcuno, specie in stazione, ha bisogno di una saponetta.
Il nodo della questione (tricotica)
I problemi veri iniziano quando sei convinto di starti muovendo nel giusto, e tutto va a puttane. I passanti si domandano dove tu stia andando, anche se non sei vestito in modo da attirare l'attenzione. L'odore più selvatico, quello del sudore decomposto. Saluta tutti quanti, non dimenticare nessuno. E' necessario, è necessario, è doveroso. Anche Alberto Angela me lo faceva spesso presente ai bei tempi.
La sfida non finisce mai
Mille altre sfide seguiranno questa. Occorre che i giovani si impegnino in queste imprese, oltre che al recupero della Corsica, anche attraverso una banda armata di matrice piratesca.