Utente: zagabria
Nome: Antonio Zagabria
Sono uno studente, almeno sulla carta. Spesso vengo coinvolto in risse o gare di lancio del coltello. Neppure i normali duelli a colpi di arma bianca o nera mi vengono risparmiati. Abito in una capitale europea il cui nome è l'anagramma di mora. Studio medicina, dunque attenti al buco del culo.

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Progetto Orzata Nera
Un progetto probabilmente forzato, ma indispensabile nella lotta al dispotismo del cattolicesimo, sin dai tempi in cui Caino colpì Abele, con il cuore pieno di affetto nei confronti del fratello, liberandolo dalla schiavitù di un lavoro noioso.
domenica, 24 giugno 2007, 18:42

I.


Era il tipico sabato sera da shopping in centro e dato che nella mia città la qualità dei negozi lascia parecchio a desiderare, io e mia sorella avevamo deciso di spendere quel centinaio di euro,quota minima per le compere, nelle boutique di Bari e precisamente quelle sul corso Cavour.

Avevamo deciso di prendere il treno di metà pomeriggio,per passare 4 o 5 ore al massimo provandoci vestiti e accessori.

Alle 18.00 eravamo già sul corso e guardavamo con la massima attenzione le vetrine,soprattutto quelle dei negozi di scarpe,dato che entrambe abbiamo l’innata passione per le scarpe,basti entrare nella nostra camera per trovare quelle normali 3 o 4 paia per terra o sotto i letti.

Il tardo pomeriggio si prospettava tranquillo,la temperatura era molto piacevole,faceva caldo ma non troppo,era un caldo sopportabile attenuato da una fresca brezza che risaliva dal mare percorrendo tutte le strade del centro. Di solito il tempo a Bari non è così piacevole,la mattina il caldo è asfissiante e non tira un alito di vento,per chi prende il treno per raggiungere il capoluogo pugliese il viaggio è davvero infernale,gli scompartimenti diventano vere e proprie camere a gas e durante le soste alle diverse stazioni dalle finestre aperte non circola neanche un filo d’aria.

Quella sera,come ho già detto,la città era piacevolmente fresca e le conversazioni con mia sorella sembravano quasi piacevoli.

Io e lei non abbiamo mai avuto un bel rapporto,ci siamo sempre scontrate da quando eravamo molto piccole,ed anche adesso non sembra cambiato molto. Tuttavia quando capitano situazioni favorevoli tipo la partenza improvvisa dei nostri genitori per una vacanza ,tendiamo a coalizzarci e ad aiutarci a vicenda. Quel sabato sembrava esserci la possibilità di passare piacevolmente del tempo insieme.

In 2 ore avevamo già speso quasi tutto,comprando un paio di scarpe e vari vestiti.

Decidemmo insieme di comprare un paio di All Star con una fantasia a fiori,tendente al giallo;erano molto graziose ma in seguito le avrebbe usate soltanto mia sorella per una questione di gusti e stile.

Il tempo insieme passava molto velocemente,finito il giro nei negozi di abbigliamento optammo per una sosta a La Feltrinelli, io in cerca di un buon libro da leggere nelle ultime settimane d’estate e lei per una necessaria sosta in bagno.

Quel giorno Claudia non stava molto bene,aveva un colore opaco ed era visibilmente debilitata a causa del ciclo mestruale che le portava forti dolori; aveva comunque deciso di non rinunciare allo shopping che per lei era una delle cose più importanti che si potesse fare con i soldi di mamma e papà. Verso le 20 eravamo entrambe stanche,ma notavo in lei una pesantezza che soltanto nel periodo di mestruazione riaffiorava in lei,nonostante il suo fisico atletico e temprato dalle arti marziali.

Era difficile che mia sorella accusasse sintomi di stanchezza,sin da piccola aveva cominciato a praticare judo e lotta libera, e questo le garantiva una resistenza alla fatica che io,con il mio debole e gracile fisico, non avrei mai potuto avere.

Decidemmo quindi di fermarci a mangiare qualcosa quand’erano già le 21.20 circa , e di farlo in un posto abbastanza vicino alla stazione,ovvero il Mc Donald’s .

Fermandoci lì potevamo aspettare l’ora in cui avremmo preso il treno per il ritorno.

Era un orario in cui la gente il sabato sera affluiva proprio in posti come quel fast food e quindi restammo bloccate in una fila di gente che sembrava non finire mai.

Finita la tossica cena americaneggiante ci rendemmo conto che mancavano pochi minuti alla partenza del treno per il ritorno a Molfetta e quindi in fretta,senza neanche renderci conto che sicuramente l’avremmo perso,cominciammo a correre verso il binario 3 ovest della stazione di bari da cui il nostro treno era appena partito.

Il treno successivo era solo quello di mezzanotte e di sicuro non potevamo aspettare così tanto,soprattutto perché non avevamo più un soldo e mia sorella cominciava a sentirsi abbastanza male.

Così,lei stessa prese la decisione di chiamare a casa e chiedere a nostro padre se poteva venire a prenderci da Bari. Lui che era appena tornato dal lavoro,con un tono abbastanza incazzoso ci chiese di farci trovare dall’uscita della stazione su via Capruzzi nella parte nord della città.


Eravamo cariche di buste e bustine,con tante cose belle appena comprate da far vedere a nostra madre,con la consueta sfilata in camera dove ci provavamo le cose appena prese.

Percorrevamo il lungo sottopassaggio della stazione di Bari,in direzione nord ed io guardavo di sfuggita tutta la gente che ci passava accanto,con buste e valige,tutti di corsa,tutti in modo frenetico e non sapevo ancora che proprio quel rivoltante modo di fare della gente accanto a noi ci avrebbe messe in pericolo esattamente un minuto dopo.

Da dove eravamo si potevano vedere le scale per l’uscita dal sottopassaggio,potevano essere le 22 o anche di più e Claudia si lamentava dei forti dolori al basso ventre che cominciava ad accusare.


II.


Una ragazza mi blocca il passaggio,mi viene incontro,comincia a guardarmi e a parlarmi,è affiancata da due grossi ragazzi,davvero grossi.

“Ehi ciao,non ti ricordi di me” mi fa,guardandomi negli occhi…è sicuramente fatta di qualcosa,ha lo sguardo fisso e arrossato,e continua a bloccarmi la strada.

“Come non ti ricordi di me?”

Ha l’aria di una completamente fuori,io cerco di scansarla ma lei non accenna a spostarsi,guardo mia sorella e lei capisce tutto in un istante.

Io ho paura,ho paura perché la tipa è fuori di se,ho paura perché vedo i due armadi avvicinarsi con una faccia abbastanza strana,ho una paura folle perché mi sento piccola,mi sento come un cucciolo appena nato,ancora tremante che non si regge sulle proprie zampe,ho paura che i tizi ci facciano del male,ho paura perché mia sorella ha male alla pancia e non può reagire ma soprattutto ho paura perché anche se siamo in un sottopassaggio affollatissimo nessuno si volta per darci una mano.

“Allora,non ti ricordi di me?Eh?” la ragazza insiste.

Mia sorella ha una reazione mentre io sono nel panico più totale.

“Ehi,via,cambia aria bella!”,mia sorella la distrae,le rocca la spalla in maniera minacciosa,la guarda con aria di sfida,sa bene che io ho paura,sa bene che loro sono in tre e sa che siamo sole,che la polizia della stazione non guarda i monitor delle telecamere e nessuno si accorgerà di nulla.

La ragazza ha uno scatto,prende Claudia dal collo,la sbatte al muro come nei telefilm americani,la tiene ferma al muro grigio del sottopassaggio mentre i ragazzi le si avvicinano,mentre una signora con delle buste passa e fa finta di non vedere,mentre due uomini con una valigetta ci sfiorano quasi e ignorano la scena.

Io ho paura, il cuore sembra non battermi più,sono bloccata,so che mia sorella l’ha fatto per distrarla e so che vorrebbe che io scappassi,ma sono bloccata,non posso fare niente,ho le buste dei vestiti in mano,mi sembra si essere in un altro posto,la mia mente si estrania dal corpo e comincio a vedere la scena dall’esterno,come se io fossi uno di quei passanti.

Nessuno batte ciglio,i ragazzi non si muovono,la ragazza stringe il collo a mia sorella,la sta soffocando tenendola al muro.

“ E tu che cazzo vuoi?” le grida in faccia la sballata.

Una reazione,un’altra.

Claudia le prende il polso della mano che la sta soffocando. Lo stringe. Le fa una leva che se tenuta ancora un po’ le avrebbe rotto il polso. Le fa male.

Ancora una reazione.

La ragazza emette un grido soffocato sul nascere,le lascia il collo,i suoi riflessi funzionano,ha sentito il dolore.

“Questa stronza!” grida ancora.

I ragazzi si fanno avanti,Claudia li guarda,sa che adesso dovrà affrontare loro,sa che adesso le faranno del male e sa che lì ci sono io che non reagisco,che non emetto neanche un suono,che sono pietrificata dalla paura.

I due si avvicinano,ma lo fanno per prendere la ragazza. Uno dei due dice “ Su,andiamo dai!”.

La tipa è fuori di se,ha subito un affronto,ora deve reagire,ora non capisce più nulla.

I ragazzi le toccano le spalle.

Lei guarda fisso mia sorella,la vede molto tranquilla e sicura di se,lei è incazzata.

Le sferra un calcio sulla coscia,ma non le farà male perché non sa come si tirano i calci.

I ragazzi la prendono dalle braccia,la tirano via,la tengono mentre lei si dimena,vuole la rissa,vuole vendetta.

Mia sorella resta immobile e la guarda mentre lei continua a gridarle porcate,mentre scompare dietro l’angolo del sottopassaggio in direzione sud.


III.


“Ti ha fatto male?”

“No,non mi ha fatto male,ma mi stava strangolando…quella ragazza,era più magra di te,era un fuscello,ed aveva una forza incredibile…era drogata,sicuramente si era fatta qualcosa”

“Mi stavo cagando sotto”

“Ho visto,ti sei comportata come una cretina,sei rimasta immobile,perché non sei scappata?”

“E come facevo?avevo troppa paura…e poi tutta quella gente e nessuno sembra aver visto nulla”

“Questa è la realtà qui al sud,cosa pretendi?”

“…è stato tremendo.”

“Ecco papà,andiamo.”

postato da zagabria · permalink · commenti (2)

venerdì, 22 giugno 2007, 14:55
Un'avventura notturna, in cui si è subita una minaccia o un tentativo di rapina. Il tutto DEVE essere realmente accaduto. Qualora non vi sia accaduto nulla del genere provvedete.
Al solito si prevede una massiccia partecipazione.
3000 parole al massimo, tempi di consegna entro il 1 luglio.

postato da zagabria · permalink · commenti

venerdì, 01 giugno 2007, 17:11
Era proprio un frate spiaccicato, e doveva essersi buttato dal palazzone per poveri che gli abitanti del posto chiamano "la torre". Non mi sorprendeva che nessuno l'avesse ancora visto in un posto come quello; la cosa curiosa era l'ombrello: non solo era completamente intatto, ma era rimasto stretto nelle sue mani nonostante l'urto con il suolo. Mi venne il desiderio di avere quell'ombrello, e lo presi; erano le cinque di mattina, e tra un po' in strada sarebbero scesi i primi vecchi appassionati di jogging.

Non soffrivo di insonnia. Semplicemente le mie giornate avevano preso un ritmo sfasato rispetto a quello della gente per bene e non avevo abbastanza forza di volontà per cambiare abitudini. Mi accorsi che pioveva forte e uscii con il mio nuovo ombrello per andare all'università. Di solito mi piaceva bagnarmi, ma il senso poetico di cui mi ero autoconvinto di essere dotato, lo stesso che mi aveva portato ad appropriarmi dell'ombrello di un cadavere, mi ordinava anche di usarlo.

La lezione era una delle poche che i miei orari mi permettevano ancora di seguire. Noiosa, poco utile, un vecchio professore contento di avere almeno qualcosa da fare il pomeriggio e una manciata di studenti sbadiglianti.

"Ti servono gli appunti?"

"Eh?" - Mi voltai di scatto per la sorpresa. Avevo già visto quella ragazza ovviamente, ma non la conoscevo. In effetti non conoscevo nessuno all'università, mi sembrava una buona politica.

"Se vieni qui vuol dire che facciamo lo stesso corso, ma non ti ho mai visto a nessun'altra lezione. Magari ti servono gli appunti, no? Posso prenderli io."

"Mi stai dicendo che potremmo alternarci? Senti il problema è che io non posso andarci, non ce la faccio a svegliarmi la mattina"

"Non dobbiamo alternarci, posso prenderli tutti io e poi passarteli"

"E perché mi faresti questo piacere? Non ci conosciamo neanche"

"Così"

Per il resto del tempo non parlammo più, ma quando sbatteva la porta io mi giravo fingendo di voler vedere chi era entrato, e la trovavo sempre a fissarmi con lo sguardo estatico. Pensai che volesse prendermi in giro. Nella mia facoltà il rapporto tra maschi e femmine è di circa 50 a 1. Una ragazza non ha bisogno di atteggiamenti così teatrali se vuol'essere scopata. Poi mentre tornavo a casa successe qualcosa che mi convinse che ero diventato affascinante da un momento all'altro. Una signora piuttosto giovanile si piazzò davanti a me. "Ti va di andare a bere qualcosa una di queste sere?". Senza neanche aspettare che io formulassi una frase completa come risposta, tirò fuori una penna per scrivermi il suo numero di telefono. Poi si accorse di non avere un pezzo di carta. Allora prese dalla tasca la sua tessera d'identità e lo scrisse lì sopra. "Ecco, qui ci sono tutti i miei dati. Chiamami". Dovevo proprio essere bello. Forse avevo dormito in una posizione che mi aveva deformato l'espressione facciale in qualche modo.


Sotto casa trovai ad aspettarmi un vecchio dallo sguardo sinistro. Mi disse che aveva una proposta da farmi, così lo feci entrare dentro.

"Mi interessa il tuo ombrello. L'ho visto stamattina quando sei uscito. E' tanto tempo che ne cerco uno così, posso darti trenta euro"

"Questo ombrello ha un valore pseudopoetico per me, non penso di potermene separare."

"Per cento euro?"

"Perché ti interessa così tanto?"

"Quell'ombrello ha poteri magici. Nel duemila il papa ha radunato i sette monaci con i poteri psichici più forti in tutta la chiesa cattolica, e ha chiesto loro di creare un'arma invincibile. Per farlo hanno utilizzato tutta l'energia generata da milioni di fedeli inconsapevoli in occasione del giubileo."

"E perché me lo stai dicendo? Non pensi che ora sarà molto più difficile che te lo dia?"

"Non si può mentire a chi ti fa una domanda tenendo in pugno l'ombrello, era un rischio che avevamo messo in conto. Tuttavia sono sicuro di poterti ancora convincere". Così dicendo aprì la sua valigetta, mostrandomi cinque orrende sculture metalliche di animali preistorici. "Pezzi autentici di Van Trespolo da Bombay. Sono tuoi se accetti, altrimenti dovremo dimenticare di essere cristiani e iniziare a fare i cattivi."

"Non facciamo le cose di fretta. Visto che ci siamo dimmi quali altri poteri ha l'ombrello."

"Ti rende un magnete per le donne, e penso che di questo te ne sia già accorto. In realtà il frate lo usava per portarsi a letto ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, quindi probabilmente si sintonizza automaticamente sui gusti di chi lo usa. Inoltre è un'arma invincibile, e conferisce una maestria nella lotta che ti rende a tutti gli effetti invulnerabile".

"Allora credo proprio che lo terrò. Quelle sculture fanno schifo."

"E' un grosso errore. Quell'ombrello dà alla testa, non è fatto per essere utilizzato da una persona normale. Perché pensi che il monaco che l'aveva rubato si sia ucciso?"

"Mi ricorda un po' il signore degli anelli."

"Io ti ho avvisato"

Per due mesi non mi separai mai da quell'oggetto portentoso, principalmente perché temevo che la chiesa avrebbe mandato qualcuno a riprenderselo, e da quello che mi aveva detto il vecchio sarei stato molto avvantaggiato nel combattimento. Come risultato parallelo ottenni anche l'effetto di portare la mia vita sessuale da nulla a più che soddisfacente, anche se questo aveva dei lati negativi: ad esempio quasi ogni settimana venivo sfidato a duello dal marito di qualche signora innamoratasi di me grazie al potere della magia cristiana.

Secondo la tradizione del posto i duelli si svolgevano in spiaggia, e lo sfidato aveva diritto alla scelta dell'arma (ovviamente io optavo sempre per un combattimento di ombrelli). Quel giorno combattevo contro Maurizio, marito della signora Lucia, padre di tre figli, uomo onesto e faticatore. Come al solito il gabbiano Ukulele volteggiava sopra le nostre teste sperando in un cadavere o almeno in qualche pezzettino di carne. Nessuno sapeva da dove venisse Ukulele e perché fosse convinto di essere un avvoltoio, fatto sta che ormai faceva parte della scenografia di ogni spargimento di sangue. Quel duello però non ebbe luogo. Un uomo si fece largo tra la folla che assisteva allo spettacolo e tirò fuori una pistola. Il vecchio dallo sguardo sinistro non aveva esagerato, l'ombrello conferiva davvero uno stato di semidivinità del combattimento. Prima che potesse premere il grilletto lo avevo già atterrato colpendolo con il manico al mento. Doveva aver pensato di sorprendermi mentre ero concentrato sull'attacco del marito cornuto, ma lo scherzo non gli era riuscito.

Tornai di corsa a casa, e da lontano vidi sotto al portone tre uomini che sembravano aspettare qualcuno. Penso che avrei potuto sconfiggerli facilmente, ma non avevo voglia di fare questa vita. Quanti killer poteva assoldare un'organizzazione come la chiesa cattolica? Ricordai la storia del monaco spiaccicato. Lui non faceva innamorare le donne, ma i bambini. L'ipotesi del vecchio era che l'ombrello si accordasse sulla frequenza dei desideri del suo proprietario, così decisi di fare un esperimento. Provai a creare in me un desiderio sessuale per uno dei tre sicari che mi aspettavano, a convincermi che mi piacesse. Scelsi il più bello, ma era comunque molto dura. Poi cambiai obiettivo: avevo notato che uno dei tre, più brutto, aveva però qualcosa nello sguardo che mi ricordava la ragazza per cui avevo una cotta alle medie. Il trucco sembrò funzionare. Mi avvicinai e tutti e tre estrassero le pistole, ma il mio obbiettivo usò la sua per sparare alla schiena dei due colleghi. Visto che il desiderio artificialmente indotto stava svanendo preferii non rischiare e colpii subito anche lui. Salendo le scale pensai a quanto tempo mi sarebbe servito per convincere la mia mente a desiderare il papa.

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Milva manda affanculo ad una certa età. Non cadiamo nella sua trappola dell'odio, vogliamoci bene utilizzando quello che la natura ci offre. Più sapone per tutti, non sprechiamo l'olio andato a male, qualcuno, specie in stazione, ha bisogno di una saponetta.
Il nodo della questione (tricotica)
I problemi veri iniziano quando sei convinto di starti muovendo nel giusto, e tutto va a puttane. I passanti si domandano dove tu stia andando, anche se non sei vestito in modo da attirare l'attenzione. L'odore più selvatico, quello del sudore decomposto. Saluta tutti quanti, non dimenticare nessuno. E' necessario, è necessario, è doveroso. Anche Alberto Angela me lo faceva spesso presente ai bei tempi.
La sfida non finisce mai
Mille altre sfide seguiranno questa. Occorre che i giovani si impegnino in queste imprese, oltre che al recupero della Corsica, anche attraverso una banda armata di matrice piratesca.