I.
Era il tipico sabato sera da shopping in centro e dato che nella mia città la qualità dei negozi lascia parecchio a desiderare, io e mia sorella avevamo deciso di spendere quel centinaio di euro,quota minima per le compere, nelle boutique di Bari e precisamente quelle sul corso Cavour.
Avevamo deciso di prendere il treno di metà pomeriggio,per passare 4 o 5 ore al massimo provandoci vestiti e accessori.
Alle 18.00 eravamo già sul corso e guardavamo con la massima attenzione le vetrine,soprattutto quelle dei negozi di scarpe,dato che entrambe abbiamo l’innata passione per le scarpe,basti entrare nella nostra camera per trovare quelle normali 3 o 4 paia per terra o sotto i letti.
Il tardo pomeriggio si prospettava tranquillo,la temperatura era molto piacevole,faceva caldo ma non troppo,era un caldo sopportabile attenuato da una fresca brezza che risaliva dal mare percorrendo tutte le strade del centro. Di solito il tempo a Bari non è così piacevole,la mattina il caldo è asfissiante e non tira un alito di vento,per chi prende il treno per raggiungere il capoluogo pugliese il viaggio è davvero infernale,gli scompartimenti diventano vere e proprie camere a gas e durante le soste alle diverse stazioni dalle finestre aperte non circola neanche un filo d’aria.
Quella sera,come ho già detto,la città era piacevolmente fresca e le conversazioni con mia sorella sembravano quasi piacevoli.
Io e lei non abbiamo mai avuto un bel rapporto,ci siamo sempre scontrate da quando eravamo molto piccole,ed anche adesso non sembra cambiato molto. Tuttavia quando capitano situazioni favorevoli tipo la partenza improvvisa dei nostri genitori per una vacanza ,tendiamo a coalizzarci e ad aiutarci a vicenda. Quel sabato sembrava esserci la possibilità di passare piacevolmente del tempo insieme.
In 2 ore avevamo già speso quasi tutto,comprando un paio di scarpe e vari vestiti.
Decidemmo insieme di comprare un paio di All Star con una fantasia a fiori,tendente al giallo;erano molto graziose ma in seguito le avrebbe usate soltanto mia sorella per una questione di gusti e stile.
Il tempo insieme passava molto velocemente,finito il giro nei negozi di abbigliamento optammo per una sosta a La Feltrinelli, io in cerca di un buon libro da leggere nelle ultime settimane d’estate e lei per una necessaria sosta in bagno.
Quel giorno Claudia non stava molto bene,aveva un colore opaco ed era visibilmente debilitata a causa del ciclo mestruale che le portava forti dolori; aveva comunque deciso di non rinunciare allo shopping che per lei era una delle cose più importanti che si potesse fare con i soldi di mamma e papà. Verso le 20 eravamo entrambe stanche,ma notavo in lei una pesantezza che soltanto nel periodo di mestruazione riaffiorava in lei,nonostante il suo fisico atletico e temprato dalle arti marziali.
Era difficile che mia sorella accusasse sintomi di stanchezza,sin da piccola aveva cominciato a praticare judo e lotta libera, e questo le garantiva una resistenza alla fatica che io,con il mio debole e gracile fisico, non avrei mai potuto avere.
Decidemmo quindi di fermarci a mangiare qualcosa quand’erano già le 21.20 circa , e di farlo in un posto abbastanza vicino alla stazione,ovvero il Mc Donald’s .
Fermandoci lì potevamo aspettare l’ora in cui avremmo preso il treno per il ritorno.
Era un orario in cui la gente il sabato sera affluiva proprio in posti come quel fast food e quindi restammo bloccate in una fila di gente che sembrava non finire mai.
Finita la tossica cena americaneggiante ci rendemmo conto che mancavano pochi minuti alla partenza del treno per il ritorno a Molfetta e quindi in fretta,senza neanche renderci conto che sicuramente l’avremmo perso,cominciammo a correre verso il binario 3 ovest della stazione di bari da cui il nostro treno era appena partito.
Il treno successivo era solo quello di mezzanotte e di sicuro non potevamo aspettare così tanto,soprattutto perché non avevamo più un soldo e mia sorella cominciava a sentirsi abbastanza male.
Così,lei stessa prese la decisione di chiamare a casa e chiedere a nostro padre se poteva venire a prenderci da Bari. Lui che era appena tornato dal lavoro,con un tono abbastanza incazzoso ci chiese di farci trovare dall’uscita della stazione su via Capruzzi nella parte nord della città.
Eravamo cariche di buste e bustine,con tante cose belle appena comprate da far vedere a nostra madre,con la consueta sfilata in camera dove ci provavamo le cose appena prese.
Percorrevamo il lungo sottopassaggio della stazione di Bari,in direzione nord ed io guardavo di sfuggita tutta la gente che ci passava accanto,con buste e valige,tutti di corsa,tutti in modo frenetico e non sapevo ancora che proprio quel rivoltante modo di fare della gente accanto a noi ci avrebbe messe in pericolo esattamente un minuto dopo.
Da dove eravamo si potevano vedere le scale per l’uscita dal sottopassaggio,potevano essere le 22 o anche di più e Claudia si lamentava dei forti dolori al basso ventre che cominciava ad accusare.
II.
Una ragazza mi blocca il passaggio,mi viene incontro,comincia a guardarmi e a parlarmi,è affiancata da due grossi ragazzi,davvero grossi.
“Ehi ciao,non ti ricordi di me” mi fa,guardandomi negli occhi…è sicuramente fatta di qualcosa,ha lo sguardo fisso e arrossato,e continua a bloccarmi la strada.
“Come non ti ricordi di me?”
Ha l’aria di una completamente fuori,io cerco di scansarla ma lei non accenna a spostarsi,guardo mia sorella e lei capisce tutto in un istante.
Io ho paura,ho paura perché la tipa è fuori di se,ho paura perché vedo i due armadi avvicinarsi con una faccia abbastanza strana,ho una paura folle perché mi sento piccola,mi sento come un cucciolo appena nato,ancora tremante che non si regge sulle proprie zampe,ho paura che i tizi ci facciano del male,ho paura perché mia sorella ha male alla pancia e non può reagire ma soprattutto ho paura perché anche se siamo in un sottopassaggio affollatissimo nessuno si volta per darci una mano.
“Allora,non ti ricordi di me?Eh?” la ragazza insiste.
Mia sorella ha una reazione mentre io sono nel panico più totale.
“Ehi,via,cambia aria bella!”,mia sorella la distrae,le rocca la spalla in maniera minacciosa,la guarda con aria di sfida,sa bene che io ho paura,sa bene che loro sono in tre e sa che siamo sole,che la polizia della stazione non guarda i monitor delle telecamere e nessuno si accorgerà di nulla.
La ragazza ha uno scatto,prende Claudia dal collo,la sbatte al muro come nei telefilm americani,la tiene ferma al muro grigio del sottopassaggio mentre i ragazzi le si avvicinano,mentre una signora con delle buste passa e fa finta di non vedere,mentre due uomini con una valigetta ci sfiorano quasi e ignorano la scena.
Io ho paura, il cuore sembra non battermi più,sono bloccata,so che mia sorella l’ha fatto per distrarla e so che vorrebbe che io scappassi,ma sono bloccata,non posso fare niente,ho le buste dei vestiti in mano,mi sembra si essere in un altro posto,la mia mente si estrania dal corpo e comincio a vedere la scena dall’esterno,come se io fossi uno di quei passanti.
Nessuno batte ciglio,i ragazzi non si muovono,la ragazza stringe il collo a mia sorella,la sta soffocando tenendola al muro.
“ E tu che cazzo vuoi?” le grida in faccia la sballata.
Una reazione,un’altra.
Claudia le prende il polso della mano che la sta soffocando. Lo stringe. Le fa una leva che se tenuta ancora un po’ le avrebbe rotto il polso. Le fa male.
Ancora una reazione.
La ragazza emette un grido soffocato sul nascere,le lascia il collo,i suoi riflessi funzionano,ha sentito il dolore.
“Questa stronza!” grida ancora.
I ragazzi si fanno avanti,Claudia li guarda,sa che adesso dovrà affrontare loro,sa che adesso le faranno del male e sa che lì ci sono io che non reagisco,che non emetto neanche un suono,che sono pietrificata dalla paura.
I due si avvicinano,ma lo fanno per prendere la ragazza. Uno dei due dice “ Su,andiamo dai!”.
La tipa è fuori di se,ha subito un affronto,ora deve reagire,ora non capisce più nulla.
I ragazzi le toccano le spalle.
Lei guarda fisso mia sorella,la vede molto tranquilla e sicura di se,lei è incazzata.
Le sferra un calcio sulla coscia,ma non le farà male perché non sa come si tirano i calci.
I ragazzi la prendono dalle braccia,la tirano via,la tengono mentre lei si dimena,vuole la rissa,vuole vendetta.
Mia sorella resta immobile e la guarda mentre lei continua a gridarle porcate,mentre scompare dietro l’angolo del sottopassaggio in direzione sud.
III.
“Ti ha fatto male?”
“No,non mi ha fatto male,ma mi stava strangolando…quella ragazza,era più magra di te,era un fuscello,ed aveva una forza incredibile…era drogata,sicuramente si era fatta qualcosa”
“Mi stavo cagando sotto”
“Ho visto,ti sei comportata come una cretina,sei rimasta immobile,perché non sei scappata?”
“E come facevo?avevo troppa paura…e poi tutta quella gente e nessuno sembra aver visto nulla”
“Questa è la realtà qui al sud,cosa pretendi?”
“…è stato tremendo.”
“Ecco papà,andiamo.”
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