Utente: zagabria
Nome: Antonio Zagabria
Sono uno studente, almeno sulla carta. Spesso vengo coinvolto in risse o gare di lancio del coltello. Neppure i normali duelli a colpi di arma bianca o nera mi vengono risparmiati. Abito in una capitale europea il cui nome è l'anagramma di mora. Studio medicina, dunque attenti al buco del culo.

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Progetto Orzata Nera
Un progetto probabilmente forzato, ma indispensabile nella lotta al dispotismo del cattolicesimo, sin dai tempi in cui Caino colpì Abele, con il cuore pieno di affetto nei confronti del fratello, liberandolo dalla schiavitù di un lavoro noioso.
mercoledì, 16 maggio 2007, 22:42

Alle spalle mie e di colui che mi accompagna, solitamente vestito di scuro, ma che col caldo utilizza colori più vivi, si dimena il mezzo cigno, vero e proprio monumento dell'ibridazione. Per quanto ne so potrebbe essere un volatile della stessa famiglia di papere e cigni (ammesso che siano in qualche modo parenti), ha qualcosa di simile alla rogna, o forse è solo infastidito dal caldo. Il suo fastidio diventa il mio fastidio, ed ad un certo punto una papera grossa la metà di lui pare fargli violenza psicologica. Tra gli uccelli esisterà un maschio alfa? Io nelle società di uomini in cui mi muovo sono un maschio alfa?

Studio istologia, o meglio un po' di propedeutica citologica per quanto riguarda la secrezione. L'apparato del Golgi, scoperto da tale Camillo Golgi. Quello che mi sta accanto si occupa della storia dell'Africa. Dice che in realtà ben poco si sa sulla storia antica dell'Africa, sti testi alla fine parlano di altri cazzi, o meglio di cazzi più recenti.

Un tipo un po' stempiato, che probabilmente a distanza di qualche minuto non potrei più riconoscere, ci si avvicina. Esordisce.

“Ma guarda che bello, dei giovani che studiano a villa borghese.”

Senza barba in effetti assomiglio più ad uno studente che ad un sicario italo-croato.

“E cosa studiate di bello?”

Con lui una donna, presumibilmente la moglie, ed un altro individuo del quale non serbo alcun ricordo.

“Io studio istologia, e lui storia... dell'Africa.”

Parlo per il mio compare, che tuttavia non pare infastidito dalla mia presa d'iniziativa.

“Quindi ti cimenti nello studio dei tessuti?”

“A dire il vero faccio un po' di propedeutica istologica, un minimo di citologia.”

“E già, le cellule. Mi sai dire la differenza fra una cellula vegetale ed una animale?”

“Parete cellulare... di clorofilla, ed organuli particolari, i cloroplasti, simili ai mitocondri ma necessari alla fotosintesi.”

“Sì, ma la differenza principale è la prima che hai detto.”

Probabilmente si è accorto del mio errore, scambiare un pigmento per un polisaccaride strutturale.

“Lei è un medico...”

Ride. “Io sono un umile verme di terra.”

La seconda persona qui a Roma che si paragona ad un verme di terra, il primo era uno spacciatore che cantava una canzone su di se autocommiserandosi.

Si allontana con la sua compagnia.

“Secondo te era un medico?”

“O era un coglione qualsiasi o un medico con quattro o cinque specialistiche. Quando ci si è avvicinati a dire il vero credevo che potesse essere un tuo professore.”

Ci si allontana verso casa parlando del partito democratico, della tendenza di ogni partito politico italiano a naufragare verso il centro, ed ai riferimenti storici che vengono meno. Le montagne si spuntano e divengono sempre più basse, figuriamoci le ideologie.

Mancanza della lingua italiana nei libretti di istruzione. Anche questo è un problema, seppur non grave.


II.

Prima o poi accadrà che io venga coinvolto nella rissa definitiva. La scintilla con tutta probabilità sarà un malvivente qualsiasi, totalmente inconsapevole del suo ruolo nella vicenda. Mi torna in mente l'inizio della prima guerra mondiale, l'assassinio di Francesco Ferdinando.

Ma io ho un'arma che gli altri non hanno, un'arma gentilmente concessami dal Vaticano.

L'ho trovata in un grande magazzino, ho chiesto quanto costasse, mi hanno detto che un ombrello così brutto e malmesso non poteva essere venduto. Alla cassa tuttavia mi hanno chiesto dei soldi per poterlo portar via, ma credo che i pochi spiccioli spesi siano stati un gradevole investimento.

Un ombrello fatto apposta per uccidere. Un'arma impropria, come un sasso leggero, o unghie appuntite, o denti, o ossa altrui.

Quando accadrà, quando finirò in mezzo alle botte vere, il valore della mia arma si rivelerà in tutto il suo splendore, e non ci sarà epitelio in grado di resistere alla penetrazione del duro e acuto acciaio, che si insinua nei muscoli, e raggiunge le tonache sierose degli organi, per violarle e violentarle. Quando il sangue premerà a schizzare con veemenza, una volta ritirato l'affondo, aprirò l'ombrello e l'incubo del sangue diverrà un lontano ricordo. Non voglio pensare a come dovrò muovere l'ombrello, sono certo che il tutto accadrà da se, una sorta di peristalsi automatica, un'azione che non implichi il pensare, come i movimenti dell'esofago nell'atto dell'inghiottire, peristalsi appunto.


III.

Una casa non mia, e di cui il proprietario non conosco. Ignoro addirittura il come ci sia finito dentro. Non credo di essermi inconsciamente drogato in questi giorni, non con droghe chimiche almeno. Magari qualche droga psicologica.

Cos'è poi una droga psicologica? Sicurezza, autocommiserazione, pietà. Tre gradini della scala delle emozioni umane. Droghe psicologiche.

Un giardino pacchiano si scorge dalla finestra, come in un museo a metà tra la paleontologia e l'arte moderna, vedo sculture di dinosauro realizzate in metallo, verniciato di improbabili ed accesi colori. Non distinguo le specie, non credo che ci sia posti troppi problemi quanto a proporzioni fra le diverse parti del corpo delle bestie ritratte. I dinosauri, lucertole terribili. Gnam.

Il tizio dalle fattezze simili a Babbo Natale mi si avvicina. Io conosco la verità che lui deve nascondere. Qualunque cosa di compromettente io sapessi, l'ho sicuramente dimenticata.

“Non pensare di essere arrivato qui per caso.”

“Mai pensato nulla del genere.”

La prontezza nella risposta necessita di un certo grado di confidenza, o perlomeno di attenzione verso di se posta. È indispensabile purtroppo.

“Le piace come è stato sistemato il giardino?”

“Posso essere sincero?”

“Ovviamente no.”

“Lo trovo molto grazioso.”

“Ora provi ad essere sincero.”

“Fa schifo al cazzo.”

“E' il caso che riprenda la via di casa, ma le consiglio vivamente di tenere la bocca chiusa. A buon intenditor...”

“Poche parole.”

Ma tanto io non so un cazzo.



IV.

Dire le cose che so a qualcuno rischiando la punizione divina?

Ma in fin dei conti io che cosa so?

So qualcosa di compromettente riguardo l'uomo che somiglia a Babbo Natale?

No, non mi pare.

Allora cosa dovrei spifferare?

Guardo il calendario, è il 17 maggio. L'ultimo ricordo che ho di risalente a prima del mio soggiorno in quella casa è del 15 di maggio.

Un grosso vuoto. Faccio un giro di chiamate, controllo i messaggi in uscita sul mio cellulare, ma nessun indizio.

Le cose di cui ha parlato il signore dalla lunga barba devo averle scoperte tra il 15 ed oggi. Verosimilmente il 15 sera, il 16, o questa mattina. Mi annuso un po', e non puzzo troppo. Probabilmente mi sono fatto addirittura una doccia.

La suola delle scarpe non è più sporca del solito.

Qual'è il mio ultimo ricordo?

Lo stare buttato al computer? Il ripassare istologia? I brevi istanti che precedono il primo sonno?

Mi arriva un messaggio da un numero che non conosco.

“Eri stato avvertito, ora avrai quanto meriti.”

A quanto pare devo aver spompato involontariamente qualcosa. Che lucida analisi.

Forse viene solo controllato il mio traffico telefonico, non le conversazioni, e si crede che io abbia detto quello che non dovevo dire. Il messaggio tuttavia non è anonimo, e provo a richiamare.

“Pronto?”

“Si, chi parla?”

“Una voce amica.”

“Mi scusi?”

“Sono una voce amica, la voce a cui pochi minuti fa è stato inviato un messaggio minatorio dal suo numero telefonico.”

“Ah, quindi è lei dottore carissimo. Ma mi perdoni non l'avevo riconosciuta.”

“Dottore? Ma stiamo scherzando?”

“Non faccia il modesto su, nel suo campo è il migliore.”

Uno scambio di persona.

“Credo che mi abbiate scambiato per qualcun altro.”

“No guardi, è impossibile, le istruzioni erano fin troppo chiare, non c'è stato nessun errore, ed anzi, le dirò di più, si sapeva già che lei avrebbe detto esattamente quello che lei ha detto.”

La vecchia storia di me che prendo a calci un travestito che piange ed urla sul bordo di una strada. La rissa definitiva?

Non è mai successo. Non è ancora successo.


V.

Non è come risvegliarsi da un sogno, assolutamente no.

Non è come riacquistare la memoria, anzi è in assoluto la cosa più lontana.

È la madre di tutte le possibilità, tornare indietro nel tempo.

Guardo il calendario a muro una volta svegliatomi, non mi dice nulla di nuovo. Guardo il calendario del pc, mi dice che è ancora il quindici. Sono le 23. Non è più ora di uscire.

Un sogno?

Mi ripeto anche se odio ripetermi, assolutamente no.

Esco in strada e provo a chiamare il tipo che era con me a Villa Borghese due giorni fa. Gli chiedo cosa si ricordi della mia ultima chiamata, quella che gli sarebbe dovuta arrivare dopo due giorni.

“Zagabria ma che stai a dì?”

Una risposta prevedibile, la risposta che si dà pensando al proprio interlocutore come ad un pazzo o ad un drogato pienamente fatto.

Cammino verso la stazione, ombrello in spalla. Mi guardo in giro in attesa di una svolta. La svolta che in qualche maniera mi trascinerà nella casa di uno sconosciuto. Attraverso Termini senza sorprese. All'uscita mi si avvicina un barbone, o un vagabondo, o un qualche altro personaggio dalla media valenza folkloristica.

“Scusami che c'hai venti centesimi? Tanto in un modo o nell'altro te li restituisco.”

Devo avere proprio scritto in faccia “Pollo”, o perlomeno “Persona alquanto confusa”.

“No, non ho nulla.”

“Manco il cazzo?”

In una situazione analoga altre persone avrebbero risposto a tono. Io sono alla ricerca di eventi mancanti per chiarire il mio futuro. Indipendentemente da quello che farò sono certo che mi ritroverò ugualmente in quella casa, l'unica differenza riguarda la mia possibile conoscenza del motivo per cui mi troverò lì. Il passato è incontrovertibile, ma in una certa misura lo è anche il futuro. Non si è trattato di una premonizione, ma di uno sfasamento nella mia percezione del tempo.

È un po' come mandare avanti una cassetta nel videoregistratore, perdendosi un pezzo di film e non capendo cosa sia successo.

Non posso permettermi questo lusso.

In piazza di Santa Maria Maggiore, dove pare sia collocata la bomba che sancirà la fine della permanenza romana della comunità cinese di Vittorio Emanuele incrocio un gabbiano che sta sbranando un piccione. Che l'abbia ucciso lui?

Un mio amico pescatore in seguito mi informerà del fatto che i gabbiani mangino di tutto. Quale nome sarebbe più adatto per un animale similmente vorace? Ukulele.

Continuo a camminare seguendo lo snodarsi sinuoso della Merulana. Il nome di questa strada mi ricorda i corvi e le cornacchie, i Gracchi, ed in qualche modo anche il gabbiano, che di questi animali riveste la nicchia biologica. La cornacchia grigia fa comunque parte del panorama faunistico romano.

A San Giovanni aspetto per oltre mezz'ora.

In effetti rimanendo a casa magari non finirei col ritrovarmi di colpo nella casa di colui che chiamo Babbo Natale. Magari ho vissuto quanto mi accadrà nei prossimi tre giorni solo perché qualche esistenza superiore commossa dal mio destino miserevole, impietositasi, ha deciso di tenermi fuori da questa situazione di merda. Ormai è tardi.

Si ferma una grossa monovolume, una donna, probabilmente una prostituta esce dalla macchina sbraitando. Uno degli uomini all'interno le urla contro.

Io non vedo nulla. Io non sento nulla. Tutta la faccenda non è svilibile ad un mero regolamento di conti tra un protettore ed una mignotta, o al limite un cliente. Non posso accettarlo, sarebbe troppo mediocre.

La puttana si allontana, e come se nulla fosse prende a battere dall'altra parte della piazza. Non credevo che San Giovanni fosse meta preferenziale di prostitute ed altre simili bestie.

Un tipo dalla faccia inutile ed imberbe mi si avvicina e mi chiede una sigaretta.

“Ha una sigaretta?”

“Mi spiace non fumo.”

Io ne sto fumando una. Me ne accorgo troppo tardi.

Si allontana con aria moscia ed infastidita. Non sono un tabacchino ambulante.

Con tutte le malattie che mi porto dietro avrei anche potuto offrirgliela. Intimamente debole.

Una grossa macchina nera si avvicina alla fermata dell'autobus dove staziono. Oltre a me e quello che mi ha chiesto la sigaretta un signore distinto sulla settantina.

La macchina si ferma, il tipo con la faccia inutile punta una pistola a me ed il signore distinto intimandoci di entrare in macchina. Finalmente la svolta. Mi sorprendo dell'esserci arrivato seguendo il mero intuito.

È peristalsi, non mi potevo tirare indietro.

La pistola serrata contro la faccia del signore distinto, altezza tempia. Se facesse fuoco il proiettile colpirebbe anche me.

L'autista lo conosco. Il tipo di Villa Borghese? Il medico, o meglio, il presunto tale.

L'uomo inutile deve essere quello che era assieme al medico Domenica. Sul sedile destro Babbo Natale.

“Non so chi tu sia ragazzo, ma sei in una situazione di merda.”

“Io lo so chi è...” Interrompe il medico.

“Già...”

“E pensare che ho anche cercato di farti capire come stavano le cose, per evitarti tutti questi problemi. Volevo che tu ne rimanessi fuori.”

“Ma lei fa il medico o l'autista per tipo un camorrista o quel cazzo che è Babbo Natale?”

“Chi sarebbe Babbo Natale?” Chiede Babbo Natale.

Avrei fatto meglio a rimanere a casa stasera. Se tutto va come penso tuttavia, non morirò prima del 17.

Tuttavia, vista l'ora, devo constatare che è già 16. L'ombrello è ancora con me però, in casa del tipo con la barba con ce l'avevo...

Come un boccone ingoiato, tutto si muove spostato da muscoli intangibili. Peristalsi.

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lunedì, 14 maggio 2007, 21:19

L'orzata non si stanca della totale assenza di partecipazione di tutti coloro che un tempo ne facevano parte, d'altronde si è a conoscenza della prematura scomparsa di buona parte delle menti che in un primo momento si sono prestate al progetto. Tra le controindicazioni che si possono trovare sul foglietto illustrativo del progetto, si può chiaramente leggere: "Causa morte prematura. Le meccaniche di tale morte non sono chiare, ma lo si sa, la morte è l'unica certezza, dunque è inutile preoccuparsene.
Il nucleo originario composto dalla mia persona, e da Undici continuerà ugualmente a sfornare tortellini in sughi piccantissimi, con la tavola apparecchiata per due o per cinquanta, non ci importa proprio un cazzo di avere una processione alle nostre spalle (visti anche i funeralia a cui siamo andati di recente, i funerali delle idee e della decenza).

Gli elementi usciti fuori dal "Random Samoa-Scramasax Generator" a 'sta botta sono:

1.Ombrello gentilmente donato dal Vaticano per le celebrazioni del giubileo.
2.Il Gabbiano Ukulele che mangia cadaveri di piccioni o uomini, rivestendo la nicchia biologica di corvo e cornacchia.
3.Lo sparuto tramonto di tutte le ideologie.
4.Il Naufragio frutto dell'insicurezza, fungente da costrizione (paura per i neofiti).
5.Sculture realizzate con pezzi di metallo raffiguranti animali preistorici.

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Citazione dell'anno
Milva manda affanculo ad una certa età. Non cadiamo nella sua trappola dell'odio, vogliamoci bene utilizzando quello che la natura ci offre. Più sapone per tutti, non sprechiamo l'olio andato a male, qualcuno, specie in stazione, ha bisogno di una saponetta.
Il nodo della questione (tricotica)
I problemi veri iniziano quando sei convinto di starti muovendo nel giusto, e tutto va a puttane. I passanti si domandano dove tu stia andando, anche se non sei vestito in modo da attirare l'attenzione. L'odore più selvatico, quello del sudore decomposto. Saluta tutti quanti, non dimenticare nessuno. E' necessario, è necessario, è doveroso. Anche Alberto Angela me lo faceva spesso presente ai bei tempi.
La sfida non finisce mai
Mille altre sfide seguiranno questa. Occorre che i giovani si impegnino in queste imprese, oltre che al recupero della Corsica, anche attraverso una banda armata di matrice piratesca.