1.
Scena: Uno studio elegante. Gegiù, seduto alla scrivania, scrive sui registri. Di fronte, seduto, un omone dalla barba folta, e in piedi di fianco a lui il maggiordomo buono Tigre-pulcino che lo ha accompagnato. Alla destra della scrivania, in piedi, Crizia la segretaria si fa aria col ventaglio.
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Gegiù: Lei dev'essere l'addestratore di orsi. Io sono il padrone del bordello. Ho solo quindici anni, e questo posto me l'ha lasciato mia mamma prima di partire con il suo amore marinaio. Glielo dico subito per evitare commenti banali sulla mia giovinezza. Tigre-pulcino l'ha già conosciuto, e questa è Crizia, la mia segretaria. Sembra un po' tirata ma mi garantiscono che sia molto disponibile a fare sesso e anche molto brava. Io non ho mai provato, glielo dico perché me l'hanno riferito. Crizia, confermi?
(Crizia assume un'espressione di annoiato disdegno e gira lo sguardo verso destra in modo da fissare il muro anziché i suoi interlocutori. Continua a muovere il ventaglio con gesti rapidi)
Crizia (con tono aristocratico): Confermo di essere molto disponibile a fare sesso e anche molto brava.
L'omone (tutto d'un fiato, alzandosi di scatto e tendendo la mano): Io mi chiamo Giappone e sono molto lieto di lavorare con lei. Le consiglio con umiltà di non giustificare la sua età (certamente molto ridotta per una posizione del genere!) in quel modo, altrimenti qualcuno (non io) potrebbe fare invece dei commenti banali su sua madre. E se posso permettermi, perché ha deciso di non provare la signorina?
Gegiù (dopo un sospiro teatrale di almeno cinque secondi): Mi perdoni la franchezza, signor Giappone, ma vorrei esporle un mio dubbio. Vediamo come posso porre la questione... Com'è possibile che un uomo come lei, un uomo che.. sì, diciamolo senza imbarazzo, si troverebbe più a suo agio a rotolarsi nel fango in compagnia di animali selvatici che in un bordello raffinato come il mio, com'è possibile, dicevo, che un uomo del genere possa insegnare le buone maniere? Insomma, non se la prenda a male, ma è chiaro che lei non è certo un esperto di galateo.
Crizia: O di abbigliamento.
Gegiù: O di procedura per il cambiamento di nome perchè ridicolo o vergognoso o perchè rivela origine naturale.
Crizia: O di abitudini igieniche per ottenere un alito fresco o che almeno non puzzi di merluzzo.
Giappone: Voglio ricordarle che un addestratore di orsi non insegna il galateo ma il modo di trattare una donna. Diciamo che è più una questione di poesia che di etichetta. Inoltre vorrei rispondere alla giusta affermazione della dolce signorina Crizia (quella sull'abbigliamento, non quella sull'alito) chiedendole di tener presente che vengo da Posto, e nelle zone costiere la moda è certamente diversa da quella di città, visto che diamo la precedenza alla funzionalità (non dimentichi mai che discendiamo da una stirpe di gloriosi marinai).
Gegiù: D'accordo, penso di aver capito. Il nostro buon Tigre-pulcino la accompagnerà nel suo ufficio e le spiegherà come funzionano le cose. Per rispondere alla sua domanda indiscreta di prima, Crizia non mi attira minimamente perché non porta le trecce. A livello professionale non ho nulla da ridire sulla sua orrenda acconciatura da segretaria, essendo lei per l'appunto una segretaria, tuttavia a livello estetico la trovo nettamente inferiore a un glorioso intreccio di ciocche, il sublime ornamento che incorniciando il viso di una donna me la rende appetibile. Ora può andare.
(Giappone e Tigre-pulcino escono)
Gegiù: Ancora non ho capito a cosa ci serve quest'uomo peloso.
Crizia (voltandosi verso di lui): Lo sapresti se solo ti degnassi di dedicare una mezz'ora a leggere il manuale che ti ha lasciato tua mamma prima di farsi sedurre da quel porco che ora l'ha sicuramente abbandonata in qualche isola abitata da cannibali o maniaci sessuali.
Crizia (calmandosi e rimettendosi composta): Comunque ti faccio un riassunto: la nostra scuderia è composta prevalentemente da ragazze la cui età va dai quattordici ai diciassette anni. L'impiego di minorenni in questo paese è consentito solo a patto che vengano seguite costantemente e che venga evitato loro qualsiasi tipo di trauma.
Gegiù: Credevo fosse per questo che ogni giovedì mi vesto da prete e perdo una giornata intera a rassicurare le ragazze sul fatto che dio le ami ancora, cosa che intimamente considero e spero falsa. E ogni volta che qualcuna partorisce la devo convincere ad affidarmi il bambino e riprendere il suo lavoro. E poi devo pagare il cuoco.
Crizia: Lasciami finire. La legge impone l'impiego di due figure. La prima è il consigliere spirituale, e su questo risparmiamo grazie al tuo bizzarro hobby. La seconda figura professionale obbligatoria è l'addestratore d'orsi, nome pittoresco che designa un profondo conoscitore delle necessità emotive delle donne. Il suo compito è quello di fare un colloquio preliminare con i clienti per assicurarsi che conoscano almeno le basi del come comportarsi con una ragazza, in modo che la stessa non venga traumatizzata.
Crizia (dopo una breve pausa, ricordandosi): E comunque vorrei farti notare che nessuno ti obbliga a farti consegnare quei bambini. Lo fai solo perché ti piace mangiarli. Una passione disgustosa e poco igienica, se posso dire la mia. Ce l'aveva anche tua madre; a volte penso che tu lo faccia solo per ricordarti di lei.
Gegiù: Mah. Certo che... hai visto che personaggio? La cosa più triste è che si vantano anche di venire dalla costa, come se fosse un pregio. Loro sono liberi perché respirano l'odore del mare, e noi invece saremmo i tristi prigionieri della città. Comunque ho deciso, non chiamo più il cuoco dei bambini. D'ora in poi me li preparerai tu.
Crizia: Sono completamente negata in cucina. Non ho la minima idea di come si faccia.
Gegiù: Dovrai imparare. Mi sembra che tu guadagni abbastanza, considerando il fatto che non hai le trecce, no? Il figlio di Rosa fa tre giorni domani, direi che è pronto.
2.
Scena: La stanza di Amara.
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Giappone: Come è andata? Tutto bene con il contadino?
Amara: Il cafone... è appena andato via. Oggi non mi ha tirato le trecce mentre scopavamo.
Giappone: Gliel'ho suggerito io. Mi ha detto che lo trovava molto eccitante e posso capirlo, ma ho pensato che fosse meglio di no.. con quelle manone da zappatore...
Amara: Infatti mi faceva male.
Giappone: Mi ha anche detto che durante l'atto aveva progettato di urlare..un attimo, l'avevo segnato sul foglietto, dov'è..ecco, aveva intenzione di urlare (leggo): “ahhh ahhh, sei una mucca! Sei come la mia mucca! Ahhh ahhh!”. Io gli ho consigliato di cambiare mucca con pecora. Per una questione di suono, ma anche di collegamenti mentali. Spero che tu abbia gradito.
Amara: Veramente mi sembra che non abbia fatto molta differenza, ma sicuramente è perché non ci ho fatto caso. In compenso quando l'ho ringraziato per non avermi tirato i capelli era tutto contento. Dice che i tuoi consigli funzionano, e ora li proverà con le ragazze del paese.
Giappone: Ci sono molte ragazze a Montesacco? Credevo fossero solo campi.
Amara: Sì, infatti penso che parlasse di Maddalena e Putria, le figlie. Prima o poi le conoscerai; quando la moglie non è a casa e non sa con chi lasciarle se le porta dietro.
Giappone: Bene, allora non vedo l'ora di conoscere le piccine. Quindi... io vado.
Amara: No, aspetta. Ti volevo ringraziare per tutto il lavoro che fai per noi. E' molto più facile la vita da quando ci sei tu. Tu non sei un normale addestratore di orsi.. sei qualcosa di più.
Giappone: Uh...prego...grazie..beh allora...ci vediamo dopo ok?
Amara: Resta un altro po'. Ti...ti piacerebbe tirarmi le trecce? Sono sicura che tu sai farlo senza farmi male.
3.
Scena: La stanza di Amara
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Gegiù: Mentre arrivavo ho visto uscire il vichingo. Di che parlavate?
Amara: Niente, mi chiedeva com'era andata col contadino di Montesacco, quello che si porta sempre la zappa dietro.
(Gegiù allunga la mano per accarezzare i capelli di Amara, che si ritrae di scatto)
Amara: Senti Gegiù, vorrei parlare col prete. Domani fa il giro no? Da me non è mai venuto.
Gegiù (colto alla sprovvista): Beh certo ma..no aspetta.. da dove viene quest'idea del prete ora? Di che gli vorresti parlare? Queste cose sono per le persone superstiziose.
Amara: Sì lo so ma... vorrei vederlo lo stesso. Ho dei dubbi che vorrei risolvere.
Gegiù (allungando di nuovo la mano verso le trecce): Va bene, va bene, poi ne parliamo.
Amara (ritraendosi di nuovo, e finendo per sedere sullo spigolo del letto): Gegiù, ora sono stanca. Ho avuto già dodici clienti oggi.
Gegiù (alzandosi in piedi di scatto): Finora non eri mai stanca per me, non è che il gigante ti sta mettendo in testa idee strane?
Amara: Ma no, no.. è solo che.. capisci...ti ricordi di mandarmi il prete domani?
4.
Scena: Lo studio. Gegiù entra sbattendo la porta. Crizia è sempre in piedi al solito posto
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Gegiù: Amara se la fa col ciccione e a me dice che è stanca! E ora vuole anche vedere il prete.
Crizia: Che saresti tu.
Gegiù: Lei è l'unica che mi conosce di persona, non posso travestirmi.
Crizia: Stavolta ti tocca assumerne uno vero.
Gegiù: E' troppo rischioso. Se lo faccio andare solo da Amara si chiederà perché nessuna delle altre vuole vederlo, e se lo faccio andare da tutte... diciamo che non sono sicuro che sappia fare il lavoro bene come lo faccio io. Da quando è entrata in vigore questa storia del consigliere spirituale i bordelli hanno perso il 30% delle ragazze al di sotto dei diciott'anni. Il nostro non ne ha persa neanche una.
Crizia: Probabilmente hai ragione. Magari lui non conosce quei passi che citi sempre tu riguardo l'amore di dio per la prostituzione. Inoltre non ti potresti più impicciare degli affari delle ragazze.
Gegiù: Serve qualcuno che non si sia mai visto al piano di sotto.
Crizia: E chi? Tigre-pulcino lo conosce sicuramente.
Gegiù: Potresti farlo tu. Dirò che domani Don Centurione non può venire e come sostituto abbiamo una sacerdotessa degli Aipareos.
Crizia (agitandosi un po'): Ma devo fare tutto io? Domani dovrò già pensare a prepararti il figlio di Rosa, non ho ancora comprato il libro. E poi che sarebbero gli Aipareos?
Gegiù: Ma non lo so, era per dire che inventerò una cosa credibile. Guarda che situazione.. e non voglio neanche pensare che si sia innamorata di quel porco barbuto. Ho deciso, lo licenzio. Così se ne ritorna a Posto dalla sua famiglia di pescatori, a godersi il mare e la fame. Ogni volta che lo incrocio gli leggo negli occhi quel senso di superiorità... poi però la nostra città gli piace.. gli piacciono i soldi e le ragazze raffinate dalle lunghe trecce.
Crizia: Lo odi perché ti ricorda il marinaio che ha portato via tua mamma, vero?
Gegiù: Come ti viene in mente?
Crizia: Anche lui era di Posto
Gegiù: Non c'entra niente!
Crizia: E l'ha sedotta parlandole del mare...
Gegiù: Basta. Che discorso stupido! Smettila!
Crizia: D'accordo
5.
Scena: L'ufficio di Gegiù. E' sera, e la stanza è illuminata solo da candele. Al centro un tavolino apparecchiato. Crizia serve la cena, vestita da cameriera.
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Gegiù: Ma perché hai voluto combinarti così, con la cuffia e il grembiule?
Crizia: Per farti notare che ultimamente vengo impiegata in mansioni che vanno ben oltre quanto stabilito dal mio contratto.
Gegiù (masticando): Il bambino è uscito proprio bene, complimenti. Poi di che voleva parlare Amara?
Crizia: Si è innamorata di Giappone. Voleva sapere come fare a lasciarti.
Gegiù (sbattendo il pugno sul tavolo): E tu che le hai detto? Le hai consigliato di restare con me e dimenticare l'orso?
Crizia: Le ho detto che era tutto a posto, non doveva preoccuparsi di lasciarti.
Gegiù: Chi se ne frega, tanto da domani non mette più piede qui dentro. Aspetta. Perché le hai detto che non deve preoccuparsi?
(Crizia guarda da un'altra parte, non risponde)
Gegiù: La carne è avvelenata, vero? Tu..sei più cattiva di mia mamma. Anche tu mi hai tradito per un uomo dall'animo più sensibile. Voi donne siete tutte uguali.
Crizia: La sua sensibilità è infinitamente più grande di quanto tu possa immaginare. L'ho conosciuto bene oggi mentre tornavo dal corridoio delle ragazze. Mi ha detto che assomiglio alla sua pecora, o mucca, non ricordo ma è uguale. Nessuno mi aveva paragonata a qualcosa prima d'ora, capisci? Lo trovo stupendo.
Gegiù: Sei la vergogna delle segretarie!
Crizia: Tu non puoi capire. Le sue braccia sono forti. Il suo alito non puzza di merluzzo, profuma di terre lontane.
Gegiù: E tu pensi davvero di poter possedere un uomo così? Magari ti ha promesso che vi sposerete e ti porterà lontano, vero? Sveglia Crizia! La sua città è il mondo, la sua unica amante il cielo blu. Il suo cuore navigherà senza catene. Mi hai ucciso per niente, maledetta illusa. Quell'uomo è uno spirito che corre libero, quell'uomo è un marinaio.
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